Quanto è pericoloso girare in bicicletta per le strade di Milano

C’era una città da bere e una da pedalare. Ma se una è un ricordo lontano l’altra, al momento, è solo nei sogni dei ciclisti milanesi. Che purtroppo devono fare i conti con il pericolo, con gli incidenti e con una viabilità metropolitana non del tutto adatta alle due ruote silenziose. Anche se da qualche anno le piste ciclabili si sono intraviste: ma troppo spesso non proseguono o sono interrotte dal parcheggio selvaggio. Eppur si muove. Anche se il bike sharing promosso, valorizzato, organizzato inizia a interessare (soprattutto i coraggiosi turisti). Anche se la moda della bici come oggetto cool a tutti i costi – con tanto di mania dello scatto fisso un po’ retrò - aiuta a fare cambiare la tendenza. Tutti in bici, dunque. Ma non senza paura. Perché Milano e provincia non viaggiano molto bene secondo le statistiche del caso.
Lo dicono i dati rilevati da D.A.S., compagnia del gruppo Generali, che ci forniscono un quadro riferito alla provincia tristemente ancora troppo negativo sugli incidenti ai danni dei ciclisti. Un dato appena al di sotto di quello di Cremona, per restare in Lombardia, speciale capolista del genere. Si viaggia dunque a due ruote attraverso un triste bollettino di guerra da cui emerge, dalla rielaborazione dei dati Istat, che le province lombarde con più sinistri alla popolazione tra i 6 e gli 85 anni sono Cremona, con un incidente ogni 1.752 abitanti (12° posto in Italia), Milano, con 1 incidente ogni 1.773 abitanti (14° posto in Italia) e Monza e Brianza (1/1.950 abitanti – 15° in Italia). A livello nazionale svettano Rimini, dove si è registrato un incidente ogni 904 abitanti, Ravenna (1/979 abitanti) e Forlì-Cesena (1/1.111 abitanti). Nell’arco dell’interno decennio esaminato, in Lombardia gli incidenti con le biciclette sono cresciuti in maniera esponenziale a Lecco (+117%), Brescia (+85%) e Bergamo (+80%). Nel resto d’Italia si registrano incrementi maggiori nelle province di Matera (+400%), Avellino (+200%), Caserta (+195%) e Lecce (+168%), mentre quelle dove si sono stati i maggiori cali sono Nuoro (-80%), Crotone (-67%), Firenze (-56%) e Rieti (-53%).
Un quadro che mostra una situazione di emergenza e non a caso in questi mesi si è mobilitato anche un movimento salvaciclsiti lanciato su Twitter con sottotitolo: per una «Città a misura di bicicletta», un movimento che sta facendo educazione e ottenendo anche l’attenzione di molti amministratori, sindaco Pisapia compreso. Oltre le aspettative, si potrebbe dire, con la sensibilizzazione della gente e delle amministrazioni Comunali che prima non se ne erano molto interessate. E forse da qualche anno già stanno cambiando e non ce ne eravamo accorti. La situazione tratteggiata da D.A.S. ci racconta infatti che secondo gli ultimi dati disponibili elaborati, già nel decennio 2001-2010 gli incidenti con biciclette nella provincia di Milano si sono ridotti del 4% e nella provincia di Sondrio il numero di sinistri è stato registrato in calo del 50%, mentre a Milano la riduzione degli incidenti tra il 2009 e 2010 è stata ancora più significativa: il numero di sinistri è diminuito del 21% da 2.086 a 1.640. Dimmi dove pedali e ti dirò se ti serve. Che cosa? Un patentino «salvaciclista» ma anche una polizza che si chiama «Difesa in movimento», una tutela legale a chi guida un qualsiasi veicolo ma anche (e soprattutto) a chi subisce danni in qualità di pedone, ciclista o trasportato su qualunque mezzo.
Commenti

paolodb

Mar, 12/06/2012 - 11:41

Milano non è una città a misura di ciclista né mai lo sarà. In effetti non è su misura neppure di auto e pedoni. Certo aiuterebbe che la gente usasse il cervello invece del posteriore quando sale su un qualsiasi tipo di veicolo, invece assistiamo a comportamenti irresponsabili e - nel caso dei ciclisti - al limite del suicida. Questo non aiuta.