«Quote rosa e nomi vip: ha ingannato i milanesi»

L'ex sfidante: «Persino Pisapia era più autonomo Squadra solo politica: il curriculum è irrilevante»

Archiviata la delusione per una vittoria mancata per una manciata di voti, l'ex candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi ieri era a Roma, ma oggi tornerà più carico di prima a Milano per costruire l'opposizione a Beppe Sala e al Pd. Primo appuntamento: la riunione operativa con gli eletti, alle 15 all'ex comitato elettorale di via Dante. In serata (dalle 21 al cinema teatro San Carlo) un incontro aperto ai cittadini dal titolo «La corsa continua».

Parisi, come le sembra la giunta Sala?

«Tutta una presa in giro».

In che senso?

«Durante la campagna elettorale Sala ha raccontato molte storie sulla sua autonomia dai partiti, ha sventolato come una bandierina la presenza di sei donne e sei uomini, ha annunciato prima dei nomi».

Invece?

«È una giunta fatta dai partiti, praticamente un monocolore Pd e con una vicesindaco che è vicinissima al premier, quindi altro che autonomia: Renzi ha già commissariato Sala. Poi non ha rispettato la famosa regola del 50 e 50, ma ha nominato sette uomini e cinque donne. E quei nomi sparati in campagna per acchiappare voti, da Linus a Emma Bonino, non ci sono, lo aiuteranno dall'esterno».

In compenso è spuntato all'ultimo un assessore radicale.

«Complimenti ai radicali, si sono presentati come anti-partiti, hanno detto che Sala era ineleggibile, addirittura hanno presentato un esposto e poi al secondo turno hanno firmato un apparentamento per avere un assessore. Ce l'hanno fatta, anche se con deleghe quasi inesistenti».

Si aspettava una giunta tanto simile a quella di Pisapia, con sei vecchi assessori riconfermati da Sala?

«È soprattutto una giunta di politici, tranne il Bilancio e l'Innovazione, anche se non so se una dirigente Microsoft che si è sempre occupata di marketing potrà avrà le competenze sufficienti per quella rivoluzione digitale che serve al Comune. Ma mi sorprende soprattutto l'intercambiabilità degli assessori, la scelta di mettere quello che si è occupato della Sicurezza per 5 anni alla Mobilità, quella che ha imbrattato un'auto in sosta alla Sicuerzza o Maran, che ha gestito male i Trasporti, all'Urbanistica senza che abbia alcuna specializzazione. Sembra la peggiore democrazia cristiana, c'è stata una pure attenzione alla segreteria dei partiti e non alla esigenze della città».

Cosa la preoccupa?

«Una grande delusione, se consideriamo che è la giunta che dovrebbe portare Milano a competere con Parigi, Berlino e Francoforte, per essere un punto di riferimento per le grandi imprese che vogliono trasferirsi da Londra dopo la Brexit, non mi sembra all'altezza. Sala è commissariato dal Pd, persino Pisapia era riuscito a mantenersi più autonomo».

Oggi riunisce gli eletti del centrodestra per mettere a punto la strategia in aula. Aveva annunciato che sarà un'opposizione costruttiva, come si traduce?

«Non faremo puro ostruzionismo ma pungoleremo la sinistra che ha perso un contatto importante con la città sui temi dello sviluppo e del lavoro. Non possiamo permetterci altri cinque anni di puro Pd, o nel 2021 voterà solo il 30% dei milanesi. Per il bene della città, faremo un'opposizione che pungolerà molto Sala».

E questa sera al San Carlo parlerete del futuro del centrodestra? Come lo vede?

«Faremo proposte a chi ci ha supportati, ricordo che quasi il 50% degli elettori non ha votato Sala e non possiamo abbandonare o deludere chi ci ha dato fiducia. Non sparire e farci rivedere tra 5 anni, solo per la campagna elettorale. Torniamo subito a lavorare, con una base molto forte, per accompagnare e dare risposte ai delusi».

ChiCa