La regina del piano illumina il Conservatorio

L'argentina Argerich domani sera nell'atteso evento al fianco di Maisky, leggenda del violoncello

Piera Anna FraniniQuello di domani al Teatro Dal Verme sarà un concerto storico. Martha Argerich e Misha Maisky, mostri sacri del pianoforte e del violoncello, saranno a Milano per un concerto in omaggio ai loro 40 anni di collaborazione. Ad ospitarli le Serate Musicali, istituzione che spesso ha avuto i due artisti in calendario, insieme e in altre formazioni. In programma, i classici per il duo violoncello-pianoforte, dunque Sonata Arpeggione di Schubert, la Sonata op. 5 di Beethoven e la Sonata di Franck. Si tratta di due fuoriclasse. Maisky spicca fra i più estrosi e intriganti violoncellisti in campo. Ma è pur vero che la Argerich, leonessa del pianoforte, ha un tale temperamento artistico che - vedrete - spesso finisce per rubare la scena. E' cresciuta nella Buenos Aires dei tempi d'oro, quando l'Argentina forgiava capitale umano d'eccellenza, era bottega di artisti, intellettuali, ingegneri, persino tennisti di prim'ordine. Maisky è lettone, nato a Riga in piena fase sovietica (1948), dunque in un'altra terra di artisti di pregio, immancabilmente requisiti dalla Russia. Fu così che Maisky finì dritto al Conservatorio di San Pietroburgo e poi di Mosca nella classe di Mstislav Rostropovich. Ha studiato anche con un'altra leggenda del violoncello, Gregor Piatigorsky, rappresenta così l'unico strumentista sulla faccia della terra ad aver studiato con due nomi di questo rango. Cresciuto in una famiglia ucraina giunta in Lettonia nel 1945, Maisky emigrò/scappò in Israele dopo aver speso 18 mesi in un campo di Gorky. Correva il 1970, fu uno dei capitoli più dolorosi della vita del concertista che per un anno e mezzo non poté toccare il violoncello, e neppure conseguire il diploma a Mosca. «Io preferisco cogliere sempre e comunque il meglio - ci spiegò un giorno - e il lato positivo di questa esperienza è che mi ha impresso un'ulteriore maturazione, mi ha aiutato a conseguire una piena consapevolezza di cosa siano i bisogni umani. Concentrarsi sul lato negativo delle cose deprime. La vita è già così difficile...». Argerich è la gran signora del pianoforte. Pare una leonessa quando raggiunge il pianoforte, il vigore può essere tale da adombrare un'intera orchestra, sferra ottave trilli, accordi d'acciaio con tecnica infallibile, una forza che non guasta il suono: sempre bello e tondo. Un camaleonte pronto a cambiare tinte e consistenze all'istante per un pianoforte che conosce tutte le gamme dell'espressione passando dal selvaggio percussivismo alla lirica pura. Rovescio della medaglia, questa interprete argentina da anni, ormai, ha rinunciato al solismo nudo e crudo, preferisce la musica da camera o combinazioni con orchestre, e ciò perché le riesce difficile reggere ansie e stress che un palcoscenico vissuto in solitudine comporta.