Regione, la ricetta targata Fi per la riforma sanitaria leghista

Meno poltrone, possibilità di scelta fra pubblico e privato, voucher di cura per i malati cronici, potenziamento delle farmacie: ecco il piano azzurro

Sì ai privati, ma con una regia pubblica. Potrebbe essere questo il punto di accordo nella maggioranza di centrodestra cercato dal governatore Roberto Maroni che non sembra disposto a rinviare la riforma della sanità. La data possibile per l'approvazione in giunta è già domani, rispettando quel «prima di Natale» più volte ripetuto. Decisivo il vertice del centrodestra convocato oggi in Regione, partendo da quella «bozza Rizzi» stilata dal presidente leghista della commissione Sanità da cui Maroni vuol far partire la discussione.

Del rischio di «tornare indietro di trent'anni», con un «prevalere della burocrazia sulla persona», ha già parlato l'ex governatore Roberto Formigoni difendendo la sua impostazione. Ed è chiaro che su questo continuerà a battersi il Nuovo centrodestra che critica un testo penalizzante per i privati e chiede possibilità di concorrenza con il pubblico. Ma anche i Fratelli d'Italia con Riccardo De Corato parla di «una riforma epocale per cui forse varrebbe la pena di rinviare decisioni che rischiano di essere affrettate e stravolte in consiglio».

Critiche condivise anche da Forza Italia che ha già pronto il suo disegno di legge da contrapporre a quello leghista. In tutto 26 articoli con i primi due capitoli dedicati ai «valori» considerati irrinunciabili, a partire dalla «libera scelta» con la «parità di condizione per gli erogatori pubblici e privati». E poi «protagonismo del volontariato e dei benefattori» e il «sostegno alla ricerca, alla formazione e all'innovazione» con un'Agenzia per la promozione del sistema sanitario per esportare l'eccellenza lombarda nel mondo e attirare così risorse. La Regione è chiamata a «garantire i Lea (livelli essenziali di assistenza sanitaria) anche con il controllo, la definizione delle tariffe (compresa la presa in carico), elaborando modelli e valutazioni per garantire qualità e appropriatezza». Agli articoli 4-5-6-8- la «sfida della cronicità», partendo dalla considerazione che entro il 2030 ci saranno 3 milioni di lombardi over 65, di cui un milione di over 80. Con l'assorbimento del 70 per cento delle risorse. Di qui il coinvolgimento anche delle farmacie insieme ai medici di medicina generale e poi la «presa in carico globale supportando chi aderisce a tale percorso (pubblico o privato) fino all'ospedale che sarà diviso in area Territoriale (prestazioni a bassa e media intensità) e area Ospedaliera (complessità crescente ed emergenza-urgenza)». A disposizione voucher distribuiti in base al reddito con cui la malattia cronica potrà essere curata, scegliendo tra il pubblico o il privato accreditato. In una sintesi distribuita ai consiglieri si parla di «più territorio e meno ospedale». Nella proposta di legge di Fi anche l'eliminazione delle 15 Asl (15 direttori generali più 45 direttori) e l'istituzione di una sola Agenzia per la tutela della salute guidata da un direttore della Regione. L'Ats che non eroga servizi, ma «programma, acquista e controlla». Con il risultato di «sopprimere 70 revisori dei conti e 60 poltrone apicali». Nelle Ais gli hub saranno grandi ospedali come Niguarda a cui si aggiungeranno Irccs privati come il San Raffaele e l'Humanitas e le strutture più piccole.

Commenti

Gianca59

Lun, 22/12/2014 - 13:24

Come al solito: le soluzioni politiche sappiamo dove vanno a parare e abbiamo ben presente a cosa hanno portato l' Italia.