Ricercatori in piazza contro gli animalisti: «Lasciateci lavorare»

Dopo il blitz che ha liberato topi e conigli dal laboratorio dell'università Statale

I laboratori dell'università non sono luoghi dove vengono torturati gli animali. A gridarlo questa volta non sono un gruppo di fanatici scalmanati, bensì i rigorosi ricercatori della facoltà che sono scesi in piazza per difendere la ricerca e la sperimentazione animale. Non era mai successo prima. Ma a quanto pare l'irruzione degli animalisti nel dipartimento di Farmacologia di via Vanvitelli sabato, ha decisamente fatto tracimare la loro proverbiale pazienza. Durante il blitz animalista e dopo oltre dieci ore di occupazione, sono stati infatti liberati circa 200 topi e 17 conigli.

Tanto che ieri gli attivisti si sono trovati costretti a rivolgere un appello per trovare qualcuno disposto ad adottare questi, più altri 800 topi che dovrebbero essere consegnati in questi giorni. Tutte «cavie» diventate inservibili perché gli animalisti avevano scambiato la documentazione relativa alle singole gabbie. Ma sulla loro strada questa volta oltre alle forze di polizia, gli animalisti si sono trovati anche i ricercatori che ieri hanno manifestato in piazza Piola. Una sessantina col camice bianco e i cartelli con su scritto «Basta con la cultura dell'ignoranza», «Non fermerete la ricerca» e «no alla prepotenza».

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«Queste persone - spiega Andrea Tosini, uno degli studenti che hanno protestato - non si rendono conto che liberando topi e conigli usati in laboratorio non solo creano un danno economico all'università, ma danneggiano anche lo stesso animale. Si tratta infatti di esemplari con un sistema immunitario più basso, incapaci di vivere liberamente e forse anche con malattie infettive». Per gli studenti e i ricercatori è necessario che su questo punto «si faccia corretta informazione perché il messaggio che viene fatto passare dagli animalisti è che in laboratorio si torturano gli animali e che la ricerca sugli animali non serve a nulla. Non è vero. Inoltre bisogna agire correttamente, e occupare una facoltà e liberare degli animali non lo è».

In piazza ieri c'è stato il faccia a faccia tra ricercatori e una decina di animalisti. Gli uni a difendere il loro lavoro e la ricerca, hanno fermato i passanti per chiedere la loro opinione e spiegare la loro attività. Dall'altra gli animalisti che gli gridavano «vergogna, assassini, animali liberi». «I laboratori sono universitari - ha spiegato Stefano, ricercatore - e hanno tutte le autorizzazioni per fare quello che fanno. È inammissibile che nessuno abbia fatto niente per impedire che questi animalisti entrassero e rubassero animali da migliaia di euro, rovinando anni di studi a favore dei malati e di chi soffre».

Un'opinione diffusa. In Italia infatti studenti e ricercatori delle facoltà scientifiche con scienziati, divulgatori e veterinari hanno fondato dallo scorso settembre l'associazione Pro-test Italia per fare corretta informazione sull'importanza degli animali nella ricerca biomedica. «Ci coordiniamo via internet, anche con associazioni omologhe in altri Paesi europei», ha concluso Tosini.

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