«Rieccomi sul palco: dopo Caravaggio il genio Michelangelo

Il critico d'arte porta in scena al Manzoni il «suo» Buonarroti: «Mai nessuno come lui»

Ferruccio Gattuso

Dopo il successo di «Caravaggio», Vittorio Sgarbi dimostra di credere alle cifre che, in qualche modo, smentiscono qualche sua sfuriata sulle troppe «capre» che affollano questo nostro Paese. E torna sulle scene con un altro Michelangelo, il Buonarroti, raccontato in modo inedito al Teatro Manzoni da questa sera all'8 ottobre. L'Italia è un luogo a un tempo magico e reale, perché genitore e figlio della Bellezza. Quella Bellezza che richiede la maiuscola e che, entro i nostri confini, potrebbe essere una leva per tornare ad antichi orgogli, se non ad antichi fasti. Le cifre, dunque: quelle che dicono che il «Caravaggio» di Vittorio Sgarbi ha richiamato nel suo percorso teatrale 250mila spettatori.

Dopo gli anni dello studio e della professione, dopo la celebrità in tv, dopo la politica, ora anche il teatro: la sua missione per la Bellezza continua.

«Sì, e a dire il vero sto pensando a un altro spettacolo, e forse due, con la messa in scena di DoppioSenso, scenografie e immagini di Tommaso Arosio, musiche composte ed eseguite dal vivo da Valentino Corvino: restando nel periodo del Rinascimento, vorrei raccontare il genio di Leonardo, anche perché nel 2019 cadranno i cinquecento anni dalla morte del genio. Se poi si pensa che Raffaello Sanzio morì nel 1520... Gli anniversari mi vengono in aiuto».

Con «Michelangelo» intende ripetere la formula di «Caravaggio»?

«Nella forma si può dire di sì, ma nella sostanza Caravaggio viveva, oltre che sull'arte del grande pittore nato a Milano, su riferimenti politici e sull'accostamento che ho voluto proporre tra lui e Pasolini. Nel caso di Michelangelo non esiste un equivalente che si possa paragonare per vita e opera a lui, e dunque il discorso è più specifico, legato all'arte, però con dei paralleli alla contemporaneità: nessun artista è guardato con altrettanta attenzione, nel '900, penso da artisti come Marino Marini, Giacometti, Picasso. Il sublime non finito di Michelangelo, quello che vive nell'assoluta bellezza di un'opera come la Pietà Rondanini, è l'antefatto di artisti come Medardo Rosso e di gran parte dell'arte del XX secolo».

Alla presentazione della nuova stagione del Teatro Manzoni lei ha bacchettato energicamente l'ex assessore milanese alla Cultura Stefano Boeri...

«Certo, voleva portare la Pietà Rondanini nel carcere di San Vittore, una completa idiozia che fortunatamente fallì. Quando parlerò della Pietà Rondanini non potrò esimermi di parlare del nuovo allestimento di Michele De Lucchi, uno che si dovrebbe vergognare dello scempio che ha fatto, senza rispetto dei suoi colleghi: un allestimento brutto e mortificante della più importante opera d'arte presente a Milano».

A proposito del suo ultimo libro, gli italiani possono credere veramente a un «nuovo Rinascimento»?

«La classe politica è peggio che insensibile alla difesa dell'arte: è inabile. Mentre dovrebbe esistere una coincidenza tra modello economico e modello culturale italiano, stimolare un modello produttivo tra cultura e economia. Naturalmente, senza speculazioni. Dovrebbe essere istituto un Ministero del Tesoro e dei Beni Culturali, perché il nostro tesoro è esattamente questo».