Il ritorno di Muti In una mostra vent'anni di Scala

Il direttore celebrato in sette sale tra foto documenti e video. Una narrazione che passa da Verdi, Mozart e Wagner

Piera Anna Franini

Ieri, Riccardo Muti è tornato alla Scala. Pur come conferenziere inaugurando la mostra che il teatro gli dedica per i suoi 75 anni, 19 dei quali vissuti come Direttore Musicale della Scala (1986-2005). La mostra, al via oggi fino a metà ottobre, è curata da Lorenzo Arruga. Articolata in sette sale, racconta l'uomo e l'artista attraverso foto, proiezioni e video. Impossibile documentare in modo capillare un ventennio d'attività. S'è dunque scelto di narrare parte del lavoro su tre compositori: Mozart, Verdi e Wagner. Si rivedono stralci di spettacoli storici, interviste, conferenze. «La Scala ha il dovere di riproporre un discorso critico su Verdi», spiega l'artista in una conferenza alla Bocconi nel 1994. Del resto, Muti è il direttore che tanto ha fatto in tema di nobilitazione di Verdi, si parte dal riscatto dei capolavori popolari, quindi Rigoletto, Il trovatore e La traviata, titoli ora sdoganati, ma che a Milano mancavano da 25 anni. Proprio nel corso di una conferenza, Muti suona e canta al pianoforte un Rigoletto vintage. Quindi si ferma, volge al pubblico e spiega: «Verdi però non ha scritto questo. Ha scritto un'altra cosa: qui c'è un pianissimo», e guida alla riscoperta delle raffinatezze verdiane. Quindi è la volta di Macbeth, per un Muti in stile Kubrick, che chiede sempre di più. Si rivede la produzione di Falstaff, di un'opera che Muti considera «un'ottima compagna di strada. Potrei dirigere Falstaff tutte le sere», osserva. Muti ha incontrato papi, presidenti, re e regine, attori, leggende di vari mondi professionali. Incontri immortalati in una serie di foto che scorrono nella sala degli «Incontri e viaggi». Ci sono Papa Giovanni Paolo II, i reali d'Inghilterra, di Spagna, di Svezia, Gorbacev, Pertini, Enzo Biagi, Carmelo Bene... E spesso, accanto a Muti, Cristina: moglie, madre dei suoi tre figli, artista ella stessa, vulcanica quanto il marito, pur con i toni paciosi delle terre di Romagna. Nella sala Mozart, Muti spiega che «il grande problema è che Mozart va direttamente dalle cose quotidiane all'Assoluto». A lui il merito di aver riportato Mozart nel repertorio del teatro milanese, convinto che «per i cantanti sia una scoperta di vita e per l'orchestra come il pane quotidiano, che ne nutre e forma il suono». Nella sala Wagner si ripercorrono momenti della produzione di Parsifal, sua prima interpretazione wagneriana, con Placido Domingo e Waltraud Meier. Muti, direttore italiano lascia che il canto all'italiana risulti immacolato: in Gluck, in Pergolesi, in Cherubini. Su una parete è impressa una risposta fulminea del direttore in tema di sensazioni nel sentirsi «cittadini del mondo». Risposta «Non sono un cittadino del mondo. Sono un italiano nel mondo».