Rose rosse per Costanza, l'astrologa della giustizia

Elena Gaiardoni

«Il suo nome, Costanza, esprimeva il tratto migliore del carattere di mia nonna: il senso del dovere. Dove non arrivava per dovere, arrivava con la poesia». Il nipote Rodolfo ha ricordato Costanza Caraglio, giornalista e astrologa, firma del settimanale «Astra», scomparsa il 21 gennaio scorso. Ieri le esequie nella chiesa di Santa Francesca Romana a Porta Venezia. «Il passo dell'Apocalisse su un nuovo cielo e un nuovo prato ha rammentato l'amore per le stelle di Costanza, amore che vissero i Re Magi seguendo una stella per raggiungere Gesù» ha commentato il parroco don Marco.

Chiesa commossa intorno alla bara chiara coperta di rose rosse, per una donna che è stata una voce della radio e soprattutto un esempio sorridente di cultura astrologica, contegnoso e razionale, in un mondo in cui gli scienziati sono guru tuttologi di un sapere terreno, in cui l'uomo rischia di diventare Dio sostituendosi all'ineluttabile mistero del cielo stellato. «L'infinito è il volto che vedo a occhi chiusi» scriveva Costanza Caraglio, che ha lasciato molti carteggi soprattutto di Milano durante la guerra. Tanti i libri nella sua casa e la candida micia Bibì. Ha portato un ricordo di guerra sul pulpito il nipote Rodolfo. «Un giorno del '45 - annotava Costanza - vidi degli uomini prendere una ragazza. Le rasarono la testa e la cosparsero di pece. Mi spiegarono che era stata amica delle camicie nere, ma io per lei piansi lo stesso». Per Costanza l'astrologia insegnava il senso di giustizia, perché il movimento dei pianeti è musica.