La rottura a sinistra inguaia Gori. Il Pd apre, i bersaniani corrono soli

Il candidato democratico spera nell'accordo. Rosati: «Difficile»

A Roma si consuma la rottura definitiva e anche in Lombardia è ridotta al lumicino la possibilità di un accordo fra Pd ed Mdp. Nell'accordo spera ancora Giorgio Gori, candidato del Pd, che della sinistra non può fare a meno se vuole avere qualche chance di battere Roberto Maroni, presidente, ricandidato e favorito. «La nostra porta è aperta» ha detto ancora ieri Gori. «Non temo un candidato a sinistra - ha aggiunto - Auspico che si possa lavorare insieme». Ma l'auspicio difficilmente sarà realizzato, a giudicare dall'analisi di Onorio Rosati, coordinatore di Mdp Milano, già segretario della Cgil di Milano e poi presidente regionale del Pd. «Non esistono automatismi - premette - anche perché una cosa è il voto politico, altro il voto regionale. Detto questo, più le posizioni si divaricano sul piano politico, più si allontanano le possibilità di un accordo, anche perché si voterà nello stesso giorno». Mdp, per ragionare di un'alleanza, aveva chiesto tre cose: nessun diktat sul candidato, programma condiviso, alleanza non troppo centrista. Ma il Pd le primarie non le ha volute: «Avevamo avanzato richieste per ragionare in termini di coalizione e non di affiliazione» spiega. Adesso Mdp, Sinistra Italiana e Possibile il 3 dicembre vareranno il soggetto unitario delle sinistre: «Poi discuteremo come andare al voto in Lombardia - spiega Rosati - se farlo con un nostro candidato o se aprire una interlocuzione col centrosinistra». Quindi la proposta: «Non escludo una consultazione popolare dei nostri elettori». Uno smacco per il Pd, che le primarie si vantava di averle inventate e ora le ha scartate. Comunque, le strade si separano: «Gori è persona seria, lo rispettiamo - spiega Rosati - Ci sono state posizioni diverse sulla vicenda referendaria che non abbiamo condiviso e c'è stato un riconoscimento del periodo di Formigoni, che non ci trova consenzienti, ma elemento dirimente è che lui è candidato del Pd». E di Giuliano Pisapia: «Hanno già fatto l'accordo a quanto pare - commenta Rosati - significa che hanno una traiettoria diversa dalla nostra. Serve essere chiari, può spiacere ma ne prendiamo atto. Questa idea di stare col Pd indipendentemente dal giudizio sulle politiche di questi anni non sta in piedi. E la dimostrazione è l'articolo 18».