Rouault, al Castello visioni d'arte tra sacro e profano

Esposte 160 grafiche che raccontano l'immaginario di un grande del '900

Ci sono mostre con titoli accattivanti, altre supportate da una comunicazione massiccia ed efficace, altre ancora che diventano presto di moda. E poi ci sono mostre, splendide, che vivono quasi solo grazie al passaparola, come quella che fino al 31 maggio è ospitata nelle Sale Viscontee del Castello Sforzesco: raccoglie le più intense incisioni di Georges Rouault, pittore e fotografo francese, un maestro dell'arte dell'acquaforte e delle silografie. Una mostra intensa, che merita una visita attenta. Rouault (1871-1958) si presenta ai milanesi con una raffinata selezione di centossessanta opere grafiche proveniente dalla Collezione Tavola, che è milanese ed è universalmente ritenuta la raccolta di maggior prestigio dell'opera grafica dell'artista. Sotto la curatela di Paolo Bellini – che firma anche la monografia «George Rouault uomo e artista», edizioni ETS - si snocciolano, una dopo l'altra, le meravigliose visioni, ora colorate ora in bianco e nero, dell'arista noto per essere uno dei massimi interpreti dell'esistenzialismo. Non potevano mancare i lavori a tema squisitamente religioso, come il celebre «Miserere» (esposte 58 tavole) e poi la «Passion» o opere come il «Christ en croix».

Acqueforti, acquetinte, silografie creano davanti agli occhi del visitatore l'immaginario ora drammatico ora poetico ora mistico di Rouault: sono tutti fogli di potente impatto, anche grazie a un uso consapevole del colore e della luce, sono tutti lavori generati negli intensi anni che vanno dal 1917 al 1938. In quella che è stata annunciata come l'esposizione più completa mai dedicata al lavoro grafico dell'artista francese (da segnalare che, in questi stessi giorni e fino al 16 del mese, anche la Galleria Bellinzona dedica un'esposizione al maestro francese) vediamo soprattutto l'umanità dolente di Rouault. È vero, la critica ci dice che l'artista francese è uno dei massimi interpreti dell'arte sacra novecentesca, ma è innegabile che sia proprio la raffigurazione dell'uomo a emergere in primo piano nei suoi lavori.

I clown, i pagliacci tristi e i personaggi che Rouault trovava nei teatrini di Pigalle o lungo le strade di Parigi, borghesi senza lavoro, mendicanti, artisti sfaccendati sfiorano il grottesco: nella loro figurazione vi si leggono le lezioni di Matisse, le suggestioni di Van Gogh e si capisce l'interesse che questi soggetti ebbero tra gli espressionisti tedeschi. Il «Miserere» esposto al Castello Sforzesco è forse l'opera grafica più ampia e intensa di Rouautl: si tratta di un ciclo profano e sacro che mette in mostra nella sua prima parte un'umanità umiliata e sconfitta che solo le grandi tavole dedicata alla figura di Cristo paiono poter redimere sul finale.

Il ciclo su «Père Ubu», quello sul circo e quello dedicato ai «Fiori del Male» dimostrano poi quanto le due guerre mondiali che l'artista subì a Parigi abbiano segnato il suo processo creativo: le incisioni paiono sì colorate, ma sempre nervose, drammatiche, chiaroscurali. La religiosità che traspare dai centossessanta fogli esposti al Castello, anche in quelli in cui si glorifica la Resurrezione di Gesù, non è mai di facciata, ma tormentata e complessa come la vita stessa.