Salini commissario per il post-Gelmini Dove va Forza Italia

La nomina dell'eurodeputato e le reazioni Ok alla scelta, si discute sul futuro del partito

Alberto Giannoni

Massimiliano Salini commissario di Forza Italia in Lombardia. La decisione è arrivata, come da statuto, dal presidente Silvio Berlusconi, dopo le (annunciate) dimissioni di Mariastella Gelmini, nel frattempo capogruppo alla Camera. Il passaggio è delicato, complice un risultato elettorale che non esalta in un quadro critico per il Paese.

La scelta di Salini viene salutata con favore dalla coordinatrice regionale uscente, ma anche dal vicepresidente della Regione Fabrizio Sala, dall'assessore Alessandro Mattinzoli, dal capogruppo Gianluca Comazzi. Insomma, l'accoglienza è favorevole e non solo per ragioni protocollari o di «ritualità». Salini è reduce da un notevole successo elettorale personale, che gli ha garantito il seggio europeo come secondo eletto nel Nord-ovest. La sua campagna è stata dedicata in particolare ai temi dell'impresa e dell'economia, e sostenuta da molti azzurri, anche milanesi. Un po' tutti, nel movimento, gli riconoscono qualità e solidità. «Ha il 99% di presenze al Parlamento e il 97 nelle commissioni, ancor più eclatante - dice Gabriele Barucco, consigliere regionale bresciano, uno degli esponenti di Fi che meglio lo conoscono - non solo è stimato da Antonio Tajani, che lo voleva come capo delegazione di Fi nel Ppe, è molto stimato anche nel mondo degli imprenditori e dei corpi intermedi. Se faccio politica - aggiunge - lo devo a lui che mi ha convinto. Ci siamo conosciuti nel 2015 a un evento del circolo delle imprese e mi sono politicamente innamorato. Ha contenuti, questo è il punto, Salini li ha e c'è un gran bisogno di contenuti. A noi non manca l'elettorato, semmai una classe dirigente che sappia parlare di cultura di impresa e idee liberali, di fronte a una Lega che è in grande spolvero». «Salini - conclude - il congresso lo ha vinto e si chiamano elezioni europee».

Torna, evocato, il tema del metodo democratico. Torna soprattutto da parte di coloro che guardano con attenzione all'iniziativa del governatore ligure Giovanni Toti, impegnato a lanciare la sua convention («Italia in crescita»). Nessuno contesta la scelta del commissario reduce dal suo «bagno elettorale, sensibilità diverse emergono sul percorso. «La nomina di Salini è una scelta che valuto positiva - dice il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi - L'uomo ha tutte le caratteristiche per fare bene, esperienza amministrativa, conoscenza territorio, capacità di dialogo. In questo momento non si poteva fare diversamente ma sono certo che anche Salini possa condividere un metodo che conduca ad una nuova fase del partito in cui la partecipazione dei sostenitori alla scelta dei vari rappresentanti diventi la regola». Stessa posizione per Giulio Gallera, assessore regionale: «È un uomo di qualità, solido, il mio giudizio è positivo - dichiara - Dopo le improvvise dimissioni di Mariastella Gelmini bisognava che qualcuno gestisse la fase transitoria e lui lo saprà farlo. Noi abbiamo chiesto una modalità di scelta diversa e chiediamo che al più presto sia garantita la contendibilità dei vali livelli organizzativi e dei coordinatori, con una scelta dal basso della classe dirigente, anche perché questo dà forza e autorevolezza al partito, anche nel rapporto con gli eletti. Ma sono convinto che Salini sia il primo a saperlo». E a Salini, che pure non ha enfatizzato il tema-congressi, la questione non sfugge: «Ci siamo dati il compito di costruire un percorso nazione e regionale - dice - che apra alle nuove forme elettive, previa modifica dello Statuto». La prima preoccupazione di Salini è una proposta politica con un «target preciso e un messaggio chiaro, con un contenuto prevalente il lavoro e un rapporto forte con chi lo crea». La ricetta è «includere, non escludere». A partire ovviamente da tutti coloro che ambiscono alla responsabilità della guida di Fi in Lombardia: «C'è stato un dibattito interno ma le persone che avrebbero avuto titolo sono persone con le quali collaboro e che ho sentito ieri e oggi»,conclude il commissario.