«Salvini bravo ma da solo non basta Toti? Ci sono, se fa una cosa nuova»

Alleanze, partiti e leadership, parla l'ex assessore regionale

Alberto Giannoni

Viviana Beccalossi, ex vicepresidente e assessore regionale, oggi consigliere del gruppo misto, il suo orizzonte è il centrodestra.

«Mi interessa ogni ipotesi che, in quest'area, non sia concepita per salvare questo o quel partito ma su solide basi programmatiche. Parlo di me ma anche di una rete di persone che hanno smesso di fare politica, che non si trovano nell'attuale offerta del centrodestra e non hanno votato, o magari si sono accontentate».

Ma siamo all'indomani di un voto in cui la Lega ha soddisfatto moltissimi.

«Non metto in dubbio che Salvini abbia saputo rappresentare bene una proposta che è stata premiata col 34%, questo al di là della bassa affluenza. È stato molto bravo, molto presente in tutta Italia, mentre Bossi si occupava al massimo di due-tre regioni, ha trasformato la Lega in un partito della nazione. Però, per quanto bravo, grande comunicatore, non potrà mai rappresentare il 51%. Sarà leader di quest'area, se l'è conquistato sul campo, ma avrà bisogno di altri. Lo dico io che voglio sostenere la sua leadership».

Lei che è nata a destra, Salvini è «di destra»?

«Mi piace molto la sua capacità di essere empatico con l'elettorato. Molto meno l'alleanza insana coi 5 Stelle. Mi piace l'evoluzione della Lega ma penso debba essere rappresentato un mondo, un tempo An-Fi, poi Pdl, oggi disperso in molti rivoli. Di destra? È partito dai centri sociali, bisogna vedere se questa evoluzione è strategica e assorbe quest'area di centrodestra».

Ma esiste ancora il centrodestra? In Lombardia sì.

«Esiste un'area, non esiste più una questione ideologica, e lo dice una che ideologica lo è stata e in parte lo è ancora. Forse è un bene. La politica non è più ideologica, la dimostrazione l'hanno data gli elettori coi loro voti, per esempio in Emilia, ignorando tutto il gran parlare che si è fatto della questione fascismo-antifascismo, rispolverata dalla sinistra a corto di argomenti».

Può dirmi 3-4 cose che qualificano il centrodestra?

«Le radici cristiane, da difendere anche a prescindere dal fatto di essere credenti, e penso alla sinistra che grida allo scandalo per i crocefissi all'ospedale e ai bambini delle scuole sfrattati dalla palestra per ospitare il Ramadan. Altra cosa è la funzione sociale dell'impresa, a cui dare risposte riducendo tasse e burocrazia. La questione non è certo risolta con le poche modifiche ottenute al codice degli appalti. Ecco mentre i 5 Stelle vogliono garantire stipendi senza lavoro, il centrodestra deve guardare alle imprese».

Come vede l'iniziativa del governatore ligure Toti?

«Voglio capire se è un'apertura a questo mondo. Se Toti parla delle imprese, delle famiglie, di uno Stato più leggero. Se non è un'opa dentro Forza Italia mi interessa, altrimenti avrei aderito a Fi, invece sono più vicina alla Lega. Se sta pensando a un soggetto indipendente che dialoga con Lega e altri, se pensa a qualcosa che parta da Fi per poi aprire, allora bene. Se è una questione interna, allora no».

Andrà da lui a Roma?

«Ho chiesto di incontrarlo per sciogliere questi dubbi. E con me tanti, da Bolzano a Palermo. Se la cosa scema e si risolve in una resa dei conti interna, è legittimo ma no. Vediamo se recide questo cordone ombelicale. E io so che non è facile, so cosa vuol dire».

Parla della sua uscita recente da Fratelli d'Italia.

«Sì, è stata molto dolorosa, tanto che fatico a parlarne. Era dovuto da parte mia, mi è stato fatto capire che non era più la mia casa, come era sempre stata. Anche perché cominciava a essere occupata da altri soggetti, incompatibili con me. Ci sono stati poi dissapori programmatici, come quello sul referendum per l'autonomia, ma era solo uno dei punti. Il dispiacere rimane. Ma non ho mai detto niente di polemico. Sarò sempre grata alla mia comunità politica, ma quella umana purtroppo è venuta meno».