Salvini in piazza: «La Lega vuole cancellare le Prefetture»La manifestazione

Prima uscita milanese ieri al gazebo di via Dante per il nuovo segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini, incoronato successore di Roberto Maroni solo domenica scorsa dal congresso straordinario convocato a Torino. Un'occasione per mettere il suo marchio di convinto anti-europeista sul futuro programma del Carroccio che della campagna contro la moneta unica e la politica di Bruxelles farà la principale bandiera del partito nell'era post-Maroni.
E così ieri oltre al tradizionale panettone e spumante («un atto politico quasi rivoluzionario - dice il segretario cittadino Igor Iezzi - dopo l'affermarsi del delirante orientamento culturale che vorrebbe neutralizzare tutte le feste tradizionali per non urtare la sensibilità degli immigrati di fede musulmana»), la Lega ha distribuito banconote verdi, rosse e blu, del tutto simili a quelle del Monopoli. «È una moneta farlocca come l'euro - l'arringa di Salvini al megafono - Ha lo stesso valore. Ci impegniamo nel 2014 a riprendere la sovranità su lavoro, pensioni, sulla moneta altrimenti gli euro che abbiamo in tasca varranno niente come i soldi del Monopoli». La moneta unica, aggiunge il segretario del Carroccio «è il principale blocco degli stipendi, delle pensioni, del lavoro. E il lavoro non può ripartire se non ci liberiamo dei vincoli fatti dall'Europa e di quella palla al piede che è l'euro».
Poi l'attacco ai Palazzi con l'annuncio dell'ostruzionismo leghista al decreto legge Salva-Roma. «Li terremo lì fino a Capodanno, sia alla camera che al senato. Ci siamo rotti le palle che tutti facciano sacrifici, da Bolzano a Lampedusa e solo al Comune di Roma si continuino a regalare centinaia di milioni». Chiara anche la posizione sull'abolizione delle Province. «Per la Lega - ha ribadito Salvini - gli enti inutili da tagliare non sono le Province, ma le prefetture». Perché «non rappresentano niente e nessuno, costano un “botto”, non sono elette e, come diceva Einaudi settant'anni fa, sono contro la democrazia».