«Sanità pubblica a rischio I cittadini si preparino a pagare cure ed esami»

Allarme del presidente dell'Ordine dei medici: «Per i lombardi in arrivo una rivoluzione»

Marta Bravi

Roberto Rossi, presidente dell'Ordine dei medici di Milano e presidente regionale dello Snami, il Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani,oggi aprirà i lavori del V congresso Snami Lombardia dal titolo «Sanità pubblica e privata a confronto» che analizzerà le tendenze in atto in Italia e in Lombardia. Che sta succedendo?

«Che il servizio sanitario nazionale con le sue articolazioni regionali, dal 1978 straordinario strumento di tutela della salute pubblica e dei singoli cittadini, è messo a dura prova da scelte politiche e organizzative volte a favorire in varie forme la privatizzazione della Sanità a cui non sono estranee anche le recenti scelte della Regione Lombardia».

Perchè un congresso?

«Il nostro welfare si sta pian piano trasformando da sistema universalistico quale noi lo conosciamo e lo difendiamo in un sistema anche troppo simile a quello statunitense. Le mutue private stanno mettendo a segno molti goal conquistando ampi spazi di mercato e il welfare aziendale si sta diffondendo nell'indifferenza di tutti. Noi invece crediamo che sia bene parlarne e farlo sapere al numero più ampio di cittadini».

Ci spiega meglio?

«Invece che dare consistenti aumenti di stipendi o premi, le aziende private sempre di più danno ai loro dipendenti benefit sanitari, mettendo a disposizione fondi spendibili in assistenza sanitaria. Per esempio Metasalute, una mutua privata dei metalmeccanici, per ampliare il portafoglio di clienti copre molte spese odontoiatriche: questa è una tendenza che non è mai stata focalizzata».

Il rischio?

«Se perdi il lavoro, perdi l'assistenza sanitaria».

Il fatto però di avere un'assicurazione privata non esclude le persone dall'essere comunque coperte dal sistema sanitario nazionale...

«Certo, il presupposto però è che il sistema sanitario nazionale non ha più soldi per coprire tutto e quindi sta progressivamente tagliando le prescrizioni e gli esami finora coperti».

Un esempio pratico?

«Basta vedere come i Lea, (Livelli essenziali di assistenza) ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro prescrizioni, hanno diminuito le coperture per gli esami del sangue».

Tradotto?

«Le prescrizioni di esami sono sempre più legate ai fattori di rischio. I pazienti devono iniziare a scordarsi di poter fare check up o controlli periodici a spese del servizio sanitario per verificare il proprio stato di salute perché a breve non sarà più possibile, se non pagando di tasca propria. Lo stesso discorso vale per la prevenzione: sono solo tre gli esami che il sistema passa, appunto, come screening: la mammografia per le donne sopra i 45 anni, l'esame del sangue occulto nelle feci per gli uomini sopra i 50 anni e il pap test ogni tre anni per le donne sessualmente attive, questi sono i test validati universalmente».

Si sta andando insomma verso un cambiamento di paradigma: esami prescritti solo se necessari, e non a seconda delle ansie o delle autodiagnosi dei pazienti. Forse non è proprio un male...

«Da un sistema sanitario che copriva tutti i bisogni per tutti, si va verso un sistema sempre più selettivo, che apre però delle voragini in cui si stanno incuneando i privati, appunto mutue e assicurazioni sanitarie aziendali. Il discorso è dove viene fissata l'asticella, o, meglio, fino a dove il sistema del Welfare arriva a tagliare su esami e prestazioni: meno saranno coperte dal pubblico, più si darà spazio ai privati».

Sì ma il presupposto non cambia: la mancanza di fondi e la necessità di tagliare sul non strettamente necessario.

«È bene che i lombardi e gli italiani tutti lo sappiano, perché appunto per quarant'anni siamo stati abituati a vedere tutti i nostri bisogni di salute soddisfatti e coperti. Le famiglie devono cominciare a immaginare di stanziare una quota del proprio bilancio per le spese sanitarie».

Ad aggravare il problema il costo dei farmaci...

«Il sistema sanitario, al di là di problemi di budget, è messo a dura prova anche dai costi sempre più proibitivi dei nuovi farmaci, come il nuovo superfarmaco anti epatite C che costa 45mila euro a ciclo di terapia, a totale carico del sistema sanitario nazionale. Proprio due giorni fa il ministro per la Salute Giulia Grillo ha posto il problema: è necessario ritrattare con le aziende farmaceutiche il costo di alcuni farmaci, come il sofosbuvir. In sostanza è chiaro che è necessario porre il problema in particolare per i cosiddetti farmaci etici».

Venendo alla Lombardia, parlate di scelte della Regione che vanno verso la privatizzazione del sistema....

«Il fatto di inserire i percorsi di cura in binari stretti e rigidi, come stabilisce la Riforma, favorisce il fatto che se si vuole uscire dai margini stabiliti, per esempio dal Pai, si è costretti a pagarsi da soli cure ed esami».

Un'altra rivoluzione, per quanto riguarda la sanità lombarda è stata introdotta dalla riforma dei pazienti cronici.

«Sì anche in questo caso, si tratta di un cambio di paradigma: i pazienti che decidono di aderire, al momento solo l'1 per cento a Milano e il 19 per cento dei medici di base, dovranno abituarsi all'idea che saranno seguiti da un unico ospedale, quello indicato dal gestore. Noi da sempre siamo contrari alla riforma - anche se attendiamo prima di vedere la formalizzazione delle modifiche che sono state introdotte ultimamente - perché, complica inutilmente le cose».