«Sapevo che era lui Deve restare in cella per sempre»

«Antonia non ce la ridarà più indietro nessuno, ma noi volevamo sapere cosa le era successo veramente, se era stata uccisa, per quale motivo e soprattutto da chi. I nostri sospetti purtroppo si sono rivelati esatti, i fatti ci hanno dato ragione. E ora che Carmine, il suo ex compagno, è in carcere, aspettiamo il processo perché cerchiamo giustizia. Per noi e per tutti i figli di quest’uomo».
Carmine Buono, 55 anni, è stato formalmente accusato dalla Procura di Lodi di omicidio volontario. Sarebbe lui l’assassino di Antonia Bianco, la 43enne italo argentina, sua ex compagna, uccisa la sera del 13 febbraio scorso proprio sotto casa dell’uomo, a San Giuliano milanese, in via Turati, con uno stiletto o uno spillone che le ha bucato il cuore. A convincere il pm Armando Spataro sono stati i risultati dell’autopsia sul corpo della donna e gli interrogatori a cui ha sottoposto sabato scorso Maria Teresa Casciaro, 71 anni, la madre di Antonia, il figlio maggiore della morta, il 23enne Maximilano e lo stesso Buono che, indagato fino a quel momento per omicidio colposo, si è avvalso però della facoltà di non rispondere e ora è in carcere a Lodi dove ieri è stato sottoposto all’interrogatorio del gip Andrea Pirola. Adesso gli inquirenti cercano l’arma del delitto. Che avrebbero già individuato in un coltellino a serramanico appeso a un portachiavi di Carmine Buono e che ora non si trova più.
Ieri mattina la notizia dell’arresto di Buono è esplosa come una bomba nell’appartamento alla Bovisa dove la signora Maria Teresa vive con i tre nipoti, figli di Antonia: Maximiliano, la 12enne Florencia e Gabriele, 5 anni, nato proprio nel luglio del 2006 dalla relazione di Antonia con Carmine.
«Dopo l’interrogatorio-fiume a cui erano stati sottoposti mia madre e mio nipote sabato ci aspettavamo che stesse per succedere qualcosa di grosso - ci spiega Asuncion, 41 anni, sorella di Antonia -. Fin dal primo momento noi abbiamo detto che Antonia era stata uccisa. Del resto lei stessa il 31 ottobre 2009 aveva denunciato il suo ex compagno per aggressione e diffamazione, dopo che lui l’aveva insultata e poi malmenata obbligandola a farsi medicare al Niguarda. Nel maggio 2011, poi, mia sorella lo querelò per stalking: lui la perseguitava, la chiamava a tutte le ore al telefono suo e di chiunque la conoscesse, l’aspettava sotto casa, davanti al posto di lavoro: atti persecutori veri e propri. E pensate che la prima udienza per la denuncia del 2009 è stata fissata per il 26 giugno prossimo, quando mia sorella sarà già morta da oltre 4 mesi!».
Maria Teresa parla del suo interrogatorio in Procura a Lodi. «Ho spiegato semplicemente che quell’uomo ha sempre minacciato mia figlia di morte. Sempre a dirle: “Ti taglio la gola, ti ammazzo“. Ha insultato me e tutta la famiglia per telefono anche il giorno della sua morte. Lei me lo diceva spesso che aveva paura di lui, anche perché, avendo lavorato come idraulico, quell’uomo aveva sempre la macchina piena di ferri. “Mamma, temo anche quando porta in giro il bambino“. Ma lui, con Gabriele, suo figlio, si è sempre comportato bene».
E l’arma del delitto?
«Quella sera era buio - ricordano i Bianco -. Maximiliano, che aveva accompagnato la madre a San Giuliano perché lei doveva parlare con il suo ex, era in un angolo, sul marciapiede, a conversare con la compagna dell’uomo e 2 dei loro figli; Antonia era dall’altra parte, sola con Carmine. Il portachiavi? Lui ce l’ha sempre avuto con sè. Sì, c’era attaccato anche un coltellino a serramanico...».