Sarpi, cittadini ancora in lotta contro furgoni e carrellini

A otto anni dalla pedonalizzazione è tutto come prima Troppi i disagi dovuti al commercio cinese all'ingrosso

Michelangelo Bonessa

Marciapiedi invasi dai camion, telecamere e multe che sembrano inutili, sale scommesse che aprono vicino alle scuole nonostante le normative regionali, strade con l'asfalto da rifare, investimenti bloccati ed espulsione dei ceti più popolari. Il quartiere Sarpi si sente assediato visto che persino i problemi più semplici sembrano inaffrontabili per le istituzioni: dal Municipio, svuotato di potere di azione reale, e da Palazzo Marino, che sembra disinteressato alle molte questioni aperte.

«Può essere che non ci sia un assessore con il potere di installare due parigine?». Pier Franco Lionetto se lo chiede dopo anni di battaglie con l'associazione Vivisarpi per il decoro del quartiere in cui vive. La Chinatown milanese, infatti, non ha ancora risolto i suoi problemi, a partire da quello di sempre: il commercio all'ingrosso. La ZTL merci con relativa isola ambientale non ha scoraggiato i grossisti che occupano le zone esterne alla cerchia di telecamere, come l'incrocio tra le vie Montello, Guercino e De Dragon: i marciapiedi sono continuamente trasformati in piazzole di carico e scarico, da cui la richiesta dei dissuasori. Così come la riorganizzazione dell'incrocio tra via Procaccini e Messina, anch'esso spesso ostruito da camion carichi di merce, è parte di una segnaletica da rivedere: «I dossi per limitare la velocità a 30 km/h sono rumorosi e disposti in maniera poco razionale - spiega Lionetto - e anche la segnaletica è poco visibile, eppure sono interventi di facile esecuzione».

Il richiamo alla semplicità delle azioni per migliorare la qualità della vita dei cittadini non è casuale: dopo anni di battaglie a colpi di carte, i membri dell'associazione si accontenterebbero di pochi piccoli miglioramenti. Come le parigine, o una migliore cura delle aiuole e delle strade dissestate. Per quelli più ampi c'è un certo scoraggiamento. Eppure anche sugli interventi minori alcune risposte del Comune lasciano basiti: «Ci hanno detto di adottare le aiuole per migliorarle - racconta Lionetto - ma alcune sono tutte da rifare (vedi viale Montello); ma le tasse i cittadini le pagano anche per la cura del verde». Eppure i cittadini cercano solo di collaborare con le istituzioni: «Segnaliamo questi piccoli interventi per stimolare quanto di buono si sta realizzando nel quartiere». Come i giovani che aprono locali che non vendono all'ingrosso, per citarne uno, o Presso e il coworking The Hub. O il verde, come quello che potrebbe abbellire piazza Baiamonti, tema su cui la zona è ancora in bilico.

Così come ne è incerta la direzione secondo gli abitanti: non è chiaro se resterà cioè una zona per grossisti, «nonostante l'apertura del centro di Agrate (Cinamercato) che sarebbe una opportunità per decongestionare il quartiere dall'ingrosso, ma per la quale il Comune non ha mosso un passo per attivarsi come facilitatore» sottolinea Lionetto, o residenziale. L'operazione immobiliare di Feltrinelli in via Pasubio, 17.268 metri quadrati di uffici, tiene viva la speranza che la vivacità della zona non sia spenta, ma ci sono almeno altrettanti spazi da riqualificare all'interno del quartiere. Unendo quelli in mano ai privati, gli ex istituti dei pavoniani e delle canossiane, si sommano 10.800 metri quadrati. Sul primo in particolare è stato bloccato il progetto di un grattacielo, con l'appoggio anche dei residenti, nonostante poco distante ci sia l'Isola e l'esempio di come tali opere possano valorizzare una zona. Poi ci sono i sette condomini del Policlinico, conferiti al Fondo immobiliare Cagranda in cui sono entrate controllate del Ministero del Tesoro e di Cassa depositi e prestiti: in un comunicato del 2014 si annunciava che un «progetto speciale verrà realizzato per il comparto di via Sarpi/Bramante». Per ora giungono notizie solo di inquilini appartenenti a ceti bassi a cui non viene rinnovato l'affitto o che ricevono lo sfratto. «Non vogliamo fare polemica - conclude Lionetto - solo sapere: cosa dice la giunta in merito?» La rimozione dei poveri da alcune zone è già avvenuta in passato, ma per chi vive a Chinatown è sembrato singolare vederla in atto mentre a Milano governa la sinistra.

Ma il processo di gentrificazione di tutta Paolo Sarpi era partito già dal 2007, quando cominciò la pedonalizzazione che costò all'amministrazione 5,5 milioni di euro. I risultati, secondo uno studio del 2015 pubblicato dalla sociologa Lidia Manzo sulla rivista Archivio di studi urbani e regionali, ci sono stati, ma non sono risolutivi visto che la presenza di grossisti è diminuita poco: «Dopo otto anni si evidenzia un'effettiva diminuzione del 20% del commercio all'ingrosso. Altro dato significativo è la quota di dettaglio cinese, che risulta incrementata del 15%». Segno che il problema del commercio e di Sarpi è ancora lontano da una soluzione.