Il sax di Archie Shepp Al Conservatorio gran finale per Jazz-Mi

Stasera sul palco il leggendario musicista oggi 82enne, alter ego di Coltrane e Taylor

Luca Testoni

Gran finale per JazzMi, quarta edizione: 10 giorni di musica fino a domenica sera per oltre 190 concerti, a riprova che ormai il jazz è tornato di moda ed è tutto fuorché fenomeno di nicchia.

Tra le vedette della kermesse promossa dalla Triennale, dal Blue Note e da Ponderosa Music & Art, spicca l'82enne Archie Shepp (stasera alle 21 in Conservatorio), uno degli ultimi leoni della scena «free jazz» made in Usa. Sul palco un quartetto che annovera la presenza di Steve McCraven, con lui da più di 20 anni.

Prima di imbattersi nel jazz colto, incontro avvenuto dopo i 30 anni, Shepp era uno degli improvvisatori più richiesti della Florida (classe 1937, è infatti originario di Fort Lauderdale) e si era fatto apprezzare perchè mischiava il jazz alla musica latina. Grazie alle collaborazioni con John Coltrane e Cecil Taylor, iniziò a incidere materiale proprio, e nei primi anni Settanta ebbe una notevole visibilità per l'appoggio all'organizzazione politica di Malcolm X e perchè si schierò a favore della resistenza nera contro le discriminazioni razziali. Non è un caso che jazz e politica siano al centro di «Revolutionary Concepts in African-American Music», uno dei dischi migliori del sassofonista (e anche cantante) che ha insegnato fino alla pensione ad Amherst (l'università della Massachusetts) storia etnica del jazz americano.

Altra star sul palco, ma domani sera (per un doppio show al Blue Note alle 21 e alle 23), John Scofield, grandissimo chitarrista (anche se lui si considera anche uno storico della musica), nonché vincitore di Grammy, arrivato alla notorietà internazionale nei primi anni Ottanta grazie alle collaborazioni con Miles Davis, Gerry Mulligan e Chet Baker.

Al pari di Shepp, anche Scofield, 67 anni dell'Ohio e più di 40 album pubblicati, è considerato un grandissimo improvvisatore. Di sicuro è uno dei più camaleontici protagonisti del jazz contemporaneo, capace di attraversare con la sua musica generi molto diversi, dal bebop al blues, dal jazz-funk al groove, fino alla musica country. Il suo motto? «Noi jazzisti rappresentiamo un piccolo museo musicale e per noi la musica deve avere un sentimento», dice spesso in sede di intervista. Al suo fianco per le esibizioni milanesi targate JazzMi ci sarà Jon Cleary, tra i pianisti più rappresentativi della scena jazz-blues di New Orleans. Altre chicche consigliate? Stasera alle 21 occhi e orecchie puntate anche sulla cantante-flautista Melanie De Blasio, madre belga e padre italiano, da qualche anno uno dei personaggi di maggior rilievo della scena jazz europea a tutta improvvisazione; e sempre stasera (alla Santeria, ore 22) l'elettronica jazz del britannico Ghostpoet.

Domani, invece, in Triennale (ore 21) si erge su tutti il quartetto dell'eccellente trombettista di Oakland Ambrose Akinmusire, tra i pochissimi a mettere assieme con passione (e senza concedere nulla alle scelte commerciali) jazz, musica da camera e rap. Quasi a tracciare un filo rosso con l'impegno politico di Shepp, anche la 37enne stella della tromba jazz afroamericana d'Oltreoceano più di una volta ha preso le distanze dall'establishment negli Stati Uniti per le prese di posizioni contro il «popolo nero».