La Scala gioca due assi della bacchetta: doppio concerto al sapore di ex Urss

Mariss Jansons dirige oggi alle 15, Valery Gergiev di scena domani sera

Piera Anna Franini

Due fra i pesi massimi della direzione d'orchestra, alla Scala, a distanza di un giorno. Entrambi dalla madre Russia, quella baltica, anche se più diversi non potrebbero essere. Stiamo parlando di Mariss Jansons e Valery Gergiev, il primo atteso oggi pomeriggio alle 15 alla testa della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, il secondo domani per le serate dell'Orchestra Filarmonica scaligera.

Mariss Jansons è lettone, di Riga, ma si è formato a San Pietroburgo dove si trasferì da piccolo al seguito del padre, il direttore Arvid. Correvano gli anni in cui la Russia si prendeva il meglio che affiorava dalle repubbliche sorelle, portandoselo a Leningrado e Mosca. E così accadde per gli Jansons. Ebbe una formazione per pochi eletti, lezioni con Swarowsky, Karajan e Mravinsky. Fino al 2015 è stato direttore musicale al Concertgebouw, quindi figura ponte fra i nostri Riccardo Chailly e Daniele Gatti. Dal 2004 è al timone della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks con la quale, oggi, eseguirà la Nona Sinfonia di Mahler. Le settimane libere sono riservate alle orchestre amiche, come i Berliner e i Wiener, condotti anche per concerti di capodanno. Li portò pure alla Scala nel giugno 2015. Mariss Jansons è direttore signore, riservato, pacato. Sobrio anche nel godersi la fama di colui che sta fermamente nella top 10 dei migliori direttori al mondo. All'Italia riserva poche presenze: dunque quella di oggi è preziosa.

Anche Gergiev, osseta (convinto), ha studiato a San Pietroburgo, città di cui è diventato il nume musicale tutelare. Ha costruito la sua carriera attorno al teatro Marinskij di San Pietroburgo, sua seconda pelle. Riuscì a traghettarlo fuor di palude durante la durissima fase di passaggio dal regime sovietico al capitalismo dissennato. In relazione a questo momento storico, si narrano aneddoti stupefacenti. Uno su tutti: si attivò affinché ai suoi orchestrali non mancassero generi alimentari di prima necessità. Da subito, dunque, una figura paterna: un padre autorevole con cui non si discute, o almeno, non più di tanto. Protegge, ma è il capo. Un leader che ha saputo accendere gli interessi di Mosca sul suo teatro, con Vladimir Putin in persona che segue i tasselli (nuove sale e teatri) che via via aggiunge al suo impero musicale. Il Marinskij, di fatto, al seguito del vulcanico Gergiev viaggi in tutto il mondo, così come è il mondo a venire a San Pietroburgo, soprattutto in occasione del festival delle Notti Bianche.

Gergiev riserva sempre qualche data alla Filarmonica della Scala che lo scoprì giovanissimo, e subito scommise su di lui. È il direttore che arriva all'ultimo minuto, fa originalissime prove, ma tutto gli si perdona: quando sale sul podio galvanizza i leggii. E questo accade soprattutto quando dirige musica di casa sua, come accadrà lunedì: «Quadri di un'esposizione» di Musorgskij e «Primo Concerto pianistico» di Cajkovskij.

Per Cajkovski fa conoscere Milano un giovanissimo pianista di 16 anni, già vincitore del Concorso Cajkovskij di Mosca, si chiama Alexander Malofeev. Perché Gergiev è anche questo. Talent scout che quando decide di accedere i riflettori sui talenti che scova e gli segnalano lo fa fino in fondo. Così accadde anche con Daniil Trifonov, ora divo conclamato, ma che Gergiev si portò al seguito anche nelle fasi in cui Trifonov era nessuno.