Scala: piazza piena, poltrone vuote

Davanti al teatro i violenti si prendono la scena, dentro clima dimesso e biglietti invenduti

Dall'illusione della campagna elettorale, quando la sinistra a caccia di voti girava centri sociali e scuole occupate promettendo la rivoluzione, alla delusione. Dopo tre anni di giunta Pisapia passati a chiedere il conto, gli autonomi hanno iscritto anche questo sindaco nella «casta», un'istituzione a cui ribellarsi con fumogeni e bombe carta. Gli scontri in piazza Scala che domenica sono andati in mondovisione insieme al «Fidelio» testimoniano che questa maggioranza ha perso il controllo (anche) sui no global. Le violenze in occasione della Prima sono l'assaggio. Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini le ha definite «un danno d'immagine nel mondo per il Paese, molti stanno decidendo ora se venire per Expo». Ma da qui al 2015 si teme un'escalation. «Non abbiamo mai promesso la regolarizzazione dei centri sociali» dice oggi il capogruppo di Sel Mirko Mazzali.

Una Prima sottotono dentro al teatro. La Scala incassa 2,3 milioni di euro («100mila euro in meno rispetto all'anno scorso, ma tenendo conto che si è passati da un'opera popolare come la Traviata di Verdi a Beethoven, la differenza è minima» si giustificano dal teatro). Mai come quest'anno la «prima», che quest'anno era la «prima» di Expo, era sguarnita di presenze istituzionali, così il foyer insolitamente sobrio e sottotono.