La Scala riapre il sipario con l'Accademia e un classico dei Grimm

In scena per quasi un mese Haensel e Gretel. L'opera di Humperdinck mancava dal 1959

Il compositore Engelbert Humperdinck e la sorella Adelheid Wette (librettista), levarono qualche crudeltà di troppo alla loro operina, Haensel und Gretel: pantomima per esser corretti. Ma per quanto uno si sforzi di addolcire e limare, i testi dei fratelli Grimm sono fatti di morte, di madri arcigne, di fratelli coltelli, di fame... tanta fame. Quindi sì, l'opera che dal 2 al 24 settembre vedrete alla Scala - appunto Haensel und Gretel di Humperdinck - è stata alleggerita di alcune asperità, ma parecchi spigoli permangono vivi, continuano a far male, o almeno a far riflettere. Così vuole la tradizione germanica: i bambini devono poter imparare dalle fiabe, dunque meglio imbattersi subito nelle scomode verità piuttosto che rivestirle di glassa. E' il german-pensiero. Forse è questa una delle ragioni che rende Haensel und Gretel una delle opere tutt'ora più eseguite su territorio tedesco. Lo conferma anche Marc Albrecht, direttore di Hannover che da mesi lavora a questa nuova produzione con i ragazzi dell'Accademia della Scala. «È stata la prima opera che abbia visto nella mia vita». E confessa, «peccato che da fanciulli si trascorresse tutta la prima ora aspettando l'ingresso della strega. E' un'opera complicata, difficile per i cantanti, nata come un lavoro da consumarsi in casa ma impostasi come opera tardoromantica». Addirittura tenuta a battesimo da Richard Strauss. Che di lì a un anno, sposò la cantante nel ruolo di Haensel. Curiosità: è un titolo fatto d'intrecci familiari. Lla favola dei fratelli Grimm, centrata sui fratellini Hansel e Gretel, venne tradotta musicalmente dai fratelli Humperdinck e debuttò con i (futuri) coniugi Strauss.

In Scala va in scena un progetto Accademia. Ed è da quasi un anno che i ragazzi dell'Accademia della Scala vi lavorano: con coach di lusso. Eva Mei e Luciana D'Intino per la vocalità, quindi Albrecht, il regista Sven-Eric Bechtolf lo scenografo Julian Crouch per l'aspetto musicale nel suo insieme. Una produzione nuova di zecca che va a colmare il vuoto di mezzo secolo: Haensel und Gretel venne allestito per l'ultima volta alla Scala nel 1959, dopo 50 anni di presenza costante e di qualità se si considera che il primo a portare questa pantomima a Milano fu Arturo Toscanini e l'ultimo Antonino Votto con Fiorenza Cossotto e Renata Scotto nei ruoli protagonistici.

Premesso che non è un'opera per bambini, o solo per bimbi, che guarda intensamente al teatro di Wagner condividendone le difficoltà, il regista ha puntato su un equilibrio fra realtà contemporanea e fiaba. Fra scatole di cartone pensate per ricordare le case dei poveri d'oggi, con skyline di città più brutali che smart, ed elementi tipici della fiaba romantica. Questi vengono perlopiù ricreati con proiezioni, il caso delle foreste e notti incantate, delle casupole di marzapane, di frutti giganti (o semplicemente Ogm?). Mentre sono mimi a far da bimbi-biscotti. I colori prevalenti sono quelli della notte. L'impostazione, spiega lo scenografo, è abbastanza tradizionale, ma all'interno spuntano elementi moderni. Una bella sfida, insomma, per i ragazzi dell'Accademia, scuola d'eccellenza che copre tutti i profili professionali legati al teatro musicale. Conta 650 allievi impegnati in corsi professionalizzanti, scelti fra 4 mila candidature. Tante provengono dall'estero dimostrando che - a differenza delle università italiane - alcune nostre botteghe d'arte sanno attrarre cervelli dall'estero.