La Scala ricorda Abbado e inonda la piazza di note

La Scala, oggi, accoglie in un solo colpo quattro grandi direttori. A calamitarli a Milano è Claudio Abbado, scomparso lunedì scorso, a 80 anni.
Lo ricorda l'Orchestra Filarmonica della Scala, complesso che fondò 31 anni fa, con l'esecuzione della Marcia funebre dalla Terza sinfonia di Beethoven: alle ore 18, in una sala vuota e la musica diffusa nel foyer e intorno al teatro, più la diretta su Rai5. Sul podio, per questo omaggio, Daniel Barenboim, direttore musicale della Scala, in giro nel mondo ma a Milano per salutare idealmente l'amico. Fra il pubblico ci sarà Riccardo Chailly: direttore scaligero dal prossimo gennaio, in gioventù assistente di Claudio Abbado, presente anche al concerto che Abbado tenne alla Scala nell'ottobre 2012, dopo 26 anni di assenza dalla Scala. Il quarto direttore è Myung-Whun Chung, che alle ore 20 dirige il quarto concerto della stagione della Filarmonica (dedicato ad Abbado). Esecuzione ufficiale preceduta dalle prove aperte al pubblico di ieri (ore 19.30), per il ciclo La Filarmonica incontra la città, serie di prove a porte aperte, sostenute da Unicredit, e a beneficio di istituzioni no profit attive in città. Il ricavato del concerto di ieri va ad Auser e in particolare si sostiene le attività del numero verde «Filo d'Argento», attivo tutto l'anno per offrire un supporto agli anziani soli della città, e i corsi offerti dall'Università della Terza Età (UTE) e dall'Accademia della Creatività e della Solidarietà.
Chung e orchestra saranno impegnati in due grandi classici, Sesta Sinfonia di Beethoven e Quarta di Bramhs. È stato Chung ad aprire la stagione della Filarmonica, lo scorso novembre. Fu una serata speciale, di riconciliazione con il teatro dove trattative farraginose avevano gelato, nel 2009, i rapporti con il direttore. Il concerto andò così bene, che Chung, da orientale sui generis, alla fine della serata ruppe i rituali sedendosi sul podio. Un podio assai frequentato: con i suoi 76 concerti con la Filarmonica, il primo risale al 1989, Chung spicca fra i più assidui frequentatori dell'orchestra milanese, dopo Riccardo Muti, sul podio per 370 concerti e Carlo Maria Giulini (93 concerti).
In contemporanea, all'Auditorium di Largo Mahler (ore 20.30), cioè in casa Verdi, va in scena Ramin Bahrami, il pianista che vive e lavora nel nome di Bach. Eseguirà integralmente il programma del suo ultimo cd Decca, «Inventions & Sinfonias», già nella classifica pop come altre incisioni di Bahrami. Si percorre la galleria delle Invenzioni a 2 e 3 voci, sorta di manuale d'obbligo (piacevole, comunque), di quanti studiano pianoforte. Bahrami, trentasette anni, è cresciuto a Teheran, sotto le bombe di Saddam Hussein. Sdrammatizza ricordando che è vivo poiché «in Iran c'era un ottimo sistema di bunker…». Aveva sei anni quando vide per l'ultima volta il padre: perseguitato dal regime degli ayatollah e morto in carcere nel 1990. Bahrami era un ragazzino quando lasciava l'Iran, si rifugiava in Italia e poi in Germania.
Ora è un pianista affermato, i suoi dischi di classica scalano addirittura le classifiche della musica pop. Di recente ha reso pubblica la sua conversione, ribattezzandosi Sebastian. Proprio come Bach.