Scola: «Chiesa di popolo, io diventato più umile»

Sabrina Cottone

Una lettera che è una specie di testamento spirituale da arcivescovo, perché la decisione finale del Papa è attesa a giorni e l'annuncio del successore entro fine giugno. «Non dobbiamo più racchiuderci tristi in troppi piagnistei» e «far prevalere la divisione» dice il cardinale Angelo Scola (nella foto) nello scritto alla Diocesi a conclusione della visita pastorale, condotta dal settembre 2015 al marzo 2017 nei 73 decanati. Il cardinale ha già pronto il suo buen retiro di Imberido, vicino Lecco, e così i toni della lettera sono lieti e insistono sulla vitalità della Chiesa ambrosiana che lascia in eredità a chi gli succederà.

«La venuta tra noi del Santo Padre è stata un richiamo così forte da rendere visivamente evidente che la nostra Chiesa è ancora una Chiesa di popolo» le parole di Scola in questa lettera resa nota dopo la processione del Corpus Domini in cui la folla ha salutato l'arcivescovo, che ha compiuto 75 anni il 7 novembre scorso.

Scola insiste sul positivo, sul fatto che nonostante tutto nella Diocesi prevale l'unità sulle divisioni. Il cardinale aggiunge la confessione dell'«approfondirsi di una passione nel vivere il mio compito». E poi: «Ho appreso a conoscermi meglio, a fare miglior uso dei doni che Dio mi ha dato e ho imparato un po' di più di quell'umiltà (humilitas) che segna in profondità la nostra storia». Ancora: «Ho potuto così, grazie a voi, accettare il senso di indegnità e di inadeguatezza che sorge in me tutte le volte che mi pongo di fronte alle figure dei nostri patroni Ambrogio e Carlo».