Scola: «Islam, smascherare chi semina odio» GLI AUGURILettera della Curia tradotta in arabo

I musulmani si preparano a celebrare Id al-Fitr, la festività che segna la fine del Ramadan, periodo di penitenza e digiuno. Quest'anno cade domenica 19 agosto. E nell'imminenza del giorno, arrivano in italiano e in arabo gli auguri del cardinale Angelo Scola ai responsabili delle comunità musulmane di Milano e della Lombardia e anche ai semplici fedeli.
Un messaggio che invita al dialogo ma che, con realismo, non nasconde sotto la sabbia le cose che non vanno, i pericoli insiti in una visione fondamentalista della religione. «Insieme dobbiamo cercare di smentire chi accusa la religione di fomentare disordini, guerre, razzismo e inciviltà» scrive l'arcivescovo di Milano. Vengono in mente le fatwe e gli episodi di violenza domestica che non smettono mai di rendere nera la cronaca. Ma il riferimento sembra anche a chi alza i toni e rischia così di alimentare e far crescere le contrapposizioni, invece di incoraggiare il dialogo sui punti comuni.
Il cardinale Scola è chiaro: «Occorre smascherare chi, strumentalizzando la fede, spinge i giovani all'odio e alla violenza verbale, morale e fisica». Le vicende quotidiane troppo spesso parlano di giovani donne che non posso decidere della propria vita e spesso neppure scegliere se indossare il velo o andare in giro a capo scoperto. Violenze morali e verbali che a volte purtroppo degenerano ancora e diventano anche fisiche.
La comunità islamica milanese è una delle più popolose d'Italia. Il cardinale Scola ricorda ai fedeli e ai responsabili che il dialogo e anzi la cooperazione fanno parte della sua storia personale come della storia della Diocesi ambrosiana. Scola ricorda come durante il suo mandato da patriarca di Venezia abbia voluto la nascita della Fondazione internazionale Oasis, che (anche grazie a una rivista ad hoc) studia «l'interazione tra cristiani e musulmani e le modalità con cui essi interpretano le rispettive fedi nell'attuale fase di mescolanza dei popoli, “meticciato di civiltà e di culture”, partendo dalla vita delle comunità cristiane orientali». L'arcivescovo è uno studioso del “meticcciato di civiltà e di culture”, quale dato di realtà dal quale partire per trovare soluzioni condivise.
Scola ricorda la storia della Chiesa ambrosiana, a partire dal discorso alla città pronunciato durante i Vespri di sant'Ambrogio del 1990, quando l'allora arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, intrattenne i fedeli con un testo dal titolo «Noi e l'Islam». E sottolinea anche un altro rischio che corre la fede, sia essa musulmana o cristiana, ovvero l'essere relegata nell'ambito dell'irrilevanza. Scrive l'arcivescovo: «Cristiani e musulmani sentano oggi la comune responsabilità di fronteggiare una mentalità diffusa che intende svuotare la vita dai contenuti religiosi». E invece «giustizia e pace non crescono se non si concepiscono come la risposta a una chiamata divina».

Il messaggio dell'arcivescovo di Milano ai responsabili delle comunità islamiche e ai fedeli musulmani per la fine del Ramadan è stato anche tradotto in arabo, per consentirne una migliore comprensione a chi non parla bene l'italiano. La rivista «Oasis», fondata dal cardinale Scola, traduce ogni settimana anche in arabo le catechesi del Papa.