Scuole, sport «promosso» Ma il Comune batte cassa

I Trofei di Milano portano 40mila studenti all'Arena Ma Pisapia fa pagare affitto, microfoni e vigili urbani

Antonio Ruzzo

Promuovere lo sport a Milano costa. Ne sanno qualcosa gli organizzatori di molte gare che dallo sci di fondo al triathlon, tanto per fare due esempi, negli anni scorsi si sono visti presentare dal Comune il conto per l'utilizzo del Parco Sempione, dell'Arena e di alte strutture. Ma ne sa qualcosa anche la Ficts, la Federation Internationale Cinema Television Sportifs che ormai da 53 anni scende in campo con le scuole milanesi nella «Settimana di Sport per Tutti» che venerdì scorso con la «maximarcia dell'anno olimpico 2016» ha portato nello stadio intitolato a Gianni Brera 40mila ragazzi di 198 istituti della città tra semifinali e finale. Ma se far pagare strutture e servizi per manifestazioni sportive che coinvolgono atleti ed adulti può avere un senso, si fa più fatica a trovarlo quando il conto viene presentato ad un associazione che in modo completamente gratuito da sempre prova a coinvolgere i bambini nella pratica sportiva facendo spesso ciò che nelle scuole non si riesce a fare. E così dopo la festa arriva il momento di mettere mano al portafogli perché Palazzo Marino batte cassa: 1.050 euro per l'uso dell'Arena, 900 per l'utilizzo dell'impianto microfonico e, per la prima volta quest'anno, nel conto finale è stato messo anche il pagamento delle 90 ore di straordinario dei vigili urbani in servizio per la manifestazione che, con uno sforzo di generosità, sono state scontate al 50 per cento. Non male. Malissimo se si considera che lo sport dovrebbe essere un diritto, un po' come il diritto allo studio. E invece in questo caso ha un prezzo, magari non eccessivo, ma ce l'ha. Ed una questione di principio visto che sempre chi amministra ripete ad ogni occasione quanto la pratica sportiva nei ragazzi sia fondamentale nella crescita e nella formazione. Poi però quando si tratta di far quadrare i conti tanti buoni propositi finiscono nel dimenticatoio.

«Dopo 53 anni di attività e la partecipazione di tre milioni e 200mila studenti delle scuole milanesi con iscrizioni ed ingressi tassativamente gratuiti ai Campionati interscolastici Trofei di Milano - spiega il professor Franco Ascani, presidente del Comitato Organizzatore e Membro della Commissione Cultura e Patrimonio Olimpico del Cio - abbiamo dovuto pagare l'assessorato allo Sport del Comune di Milano per l'uso dell'Arena, per gli impianti di amplificazione sonora per il servizio della polizia municipale per un'attività finalizzata all'educazione alla pratica sportiva dei giovani della scuola dell'obbligo». In realtà era successo anche lo scorso anno quando il Comune aveva chiesto il pagamento per l'uso dell'Arena spiegando alla Ficts che però si era trattato di un errore. Ma equivoco o no poi i soldi erano stati incassati. E ora si replica: «Per noi è una situazione insostenibile - spiega Ascani - e se persisterà in futuro, ci costringerà a chiudere dopo oltre mezzo secolo un servizio messo a disposizione gratuita dei ragazzi della Scuola milanese». Manifestazione che (e non è un dettaglio) è stata anche quest'anno un successo. Tra una camminata di un paio di chilometri aperta ai cittadini di ogni età nel Parco Sempione e le gare in Arena, oltre agli studenti delle scuole secondarie di primo grado e delle scuole primarie pubbliche e private di Milano si sono aggiunte 30 organizzazioni di altrettanti Paesi a dimostrazione che se si vuol fare integrazione sul serio lo sport è la via maestra. Una strada che la Ficts percorre seguendo un processo educativo che quest'anno con la «Settimana dello Sport nell'Anno Olimpico» ha portato in oltre 60 scuole della città, proiezioni per la diffusione della cultura sportiva, del fair-play e dei valori olimpici. «Le gare, la fiaccola olimpica, le premiazioni sul podio sono un modo per emozionare i ragazzi - spiega Ascani - E anche per avvicinarli allo sport. Perché lo sport ha un ruolo insostituibile nella formazione del carattere e nell'educazione di un ragazzo». E in questo senso non ha prezzo...