Se il giudice è bravo quando ti dà ragione

Non sono andati a controllargli il colore dei calzini. Ma per il resto sul giudice Luciano Barra Caracciolo, presidente della Quinta sezione del Consiglio di stato, si è abbattuto di tutto. La sua colpa: avere sospeso l'efficacia dell'area C, in attesa della valutazione che quest'autunno il Tar della Lombardia farà della validità del provvedimento della giunta Pisapia. Apriti cielo: dimenticando improvvisamente gli anni trascorsi a proclamare che «le sentenze si rispettano», i fan dell'area C hanno iniziato a coprire di contumelie i giudici del Consiglio di Stato. Non solo criticando la sentenza ma andando all'attacco sul piano personale del giudice che l'ha emessa, frugando nel suo passato fino a individuare il peccato originale, rivelato dal consigliere comunale di Sel Mirko Mazzali (nella foto): avere lavorato alla presidenza del Consiglio dei ministri quando al governo c'era Silvio Berlusconi. Conclusione: il giudice Luciano Barra Caracciolo è uno strumento del centrodestra, un berlusconiano piazzato al Consiglio di stato per sabotare il provvedimento antitraffico e antismog della giunta milanese di centrosinistra.
Invano qualche specialista ha cercato di richiamare tutti alla ragione, facendo presente che il Consiglio di stato si è limitato verosimilmente a rilevare uno strafalcione tecnico della delibera sull'Area C. Niente da fare, la sentenza indigesta fa dimenticare improvvisamente il sacro rispetto per la magistratura.
La vis polemica è così intensa che nessuno tra i difensori dell'Area C si accorge che in realtà Barra Caracciolo si è limitato a presiedere il collegio, mentre la sentenza l'ha scritta un altro giudice che si chiama Paolo Lotti. E che appena un mese fa era stato applaudito a scena aperta dalla sinistra per la sentenza con cui, in nome delle quote rosa, dichiarava illegittima la composizione della giunta regionale lombarda, in quanto Roberto Formigoni aveva scelto solo assessori maschi. Anche in quel caso il presidente era Barra Caracciolo, e l'estensore era Paolo Lotti. Ma quella volta nessuno li accusò di essere ermellini al soldo del Cavaliere.