Se Pisapia vendesse Sea troverebbe i soldi per allungare il metrò

Allarme rosso per Malpensa (e per la Giunta Pisapia). In questi giorni alcune improvvise «astensioni dal lavoro» di gruppi di dipendenti della Sea hanno fermato le attività aeroportuali. Ciò nonostante da parte dei sindacati siano già state avviate le procedure richieste dalla legge per lo sciopero ne servizi pubblici che si terrà nella prima metà di aprile. Non è improbabile che questi episodi si ripetano perché la preoccupazione per il futuro che serpeggia, in particolare a Malpensa tra i circa 2400 lavoratori della Sea Handling che effettua le operazione di servizio a terra, è assai fondata. Come è noto la Ue ha sanzionato con una multa di oltre 400.000 euro gli aiuti di Stato che si sarebbero realizzati con le ricapitalizzazioni di Sea Handling da parte dell'unico azionista Sea SpA. La multa, e di conseguenza il sostanziale fallimento di Sea Handling, potrebbe essere evitata , a parere della Commissione Europea, se la quota di maggioranza assoluta della società fosse ceduta ad un soggetto privato. Tale evento è considerato, non a torto, un pericolo incombente da parte dei lavoratori dell'handling che non solo vedrebbero messo in discussione il contratto integrativo ma correrebbero il rischio di perdere il lavoro e di essere preda di un sistema di cooperative che nel settore è ormai applicato su larga scala, spesso in violazione di tutte le regole. Il management di Sea aveva realizzato un'intesa col sindacato con la quale si faceva garante, pur nel quadro di un processo di riorganizzazione per ricuperare efficienza e competitività anche attraverso i contratti di solidarietà, del mantenimento di Sea Handling all'interno del cosiddetto «perimetro aziendale», cioè lasciando inalterata la situazione in essere. La Commissione Europea, che vuole invece la discontinuità, ha respinto questa ipotesi. Il Governo italiano ne ha preso atto senza farne una tragedia ma a tutt'oggi non sembrerebbero esistere alternative alla privatizzazione delle attività di handling, con la necessità di dover fare i conti con alcune centinaia di lavoratori in “esubero” che solo in minima parte potrebbero trovare rifugio nella capogruppo Sea Spa. A meno che, ma l'ipotesi è considerata oggi impraticabile dalla maggioranza di Palazzo Marino, il Comune non privatizzi l'intera Sea costruendo in cambio col ricavato una linea metropolitana o un quartiere di case popolari. Una nuova Sea, a maggioranza privata ma con una forte presenza pubblica, di Comune o Regione, avrebbe certo le spalle più forti per dare maggiori garanzie anche ai dipendenti. La ragione dell'ostilità della giunta Pisapia alla vendita della Sea è tutta politica. Il Comune in questi anni non ha tratto da Sea finanziamenti rilevanti come nel passato e il Sindaco è stato per lo più un azionista silente lasciando i poteri al management. Ora, assieme agli azionisti, tutti gli «stakeholders» sono finiti in un vicolo cieco da cui molti pensano con orgogliosa sicurezza di uscirne sfondando il muro che si trova di fronte. Può darsi che un cambiamento profondo degli equilibri nel nuovo Parlamento Europeo possa rovesciare l'impostazione che sinora la Commissione ha seguito. Ma se questi calcoli si rivelassero sbagliati e Sea Handling, non potesse sottrarsi alle sanzioni ipotizzate, gli effetti sarebbero catastrofici: la disintegrazione della società in un fallimento che avrebbe conseguenze drammatiche non solo per tutti i dipendenti ma anche per la stessa Sea spa e per i suoi azionisti. Purtroppo le cattive notizie non finiscono qui. Nonostante le infinite chiacchiere nulla di rilevante è stato ancora fatto per consolidare ed incrementare Malpensa, cominciando ad impedire l'utilizzo di Linate per alimentare i voli intercontinentali su scali europei a danno di Malpensa. Non ci si rende conto che la principale garanzia per l'occupazione negli aeroporti milanesi è la crescita di traffico a Malpensa. Se poi fosse vero che Enac starebbe per autorizzare, in nome di EXPO 2015, l'utilizzo degli slots di Alitalia vuoti (causa la riduzione dei voli tra Milano e Roma) per aprire nuove tratte da Linate con Mosca, Istambul e gli scali del Nord Africa, si farebbe un passo forse irreversibile in direzione del declino, non solo di Malpensa, ma del sistema aeroportuale milanese e lombardo.

Commenti

Silvano Poma

Lun, 31/03/2014 - 16:01

Il problema Malpensa è enorme. E' un aeroporto con altissime potenzialità che infastidiscono tutti, anche gli altri aeroporti europei, in più non è mai stata digerita dall'Italia che vede nella Lombardia una eccellenza da distruggere. Da ultimo c'è il problema Alitalia e tutte le manfrine romane per cui l'unico aeroporto italiano intercontinentale deve essere Fiumicino, non importa se ciò di fatto favorisce aeroporti non italiani perchè è più vantaggioso cercare una coincidenza nel centro europa piuttosto che a Roma. Da tutto ciò si capisce anche l'atteggiamento dell'EU che vede aiuti di stato per SEA e non per altre cose, come il salvataggio di Alitalia. Per concludere mi sembra che l'attuale governo e i suoi ministri, anche lombardi come Lupi, siano allineati nella visione di affossare Malpensa con tutto l'indotto collegato. Perchè tutto sommato chi se frega della regione che è sempre stata e continua ad essere il traino dell'Italia? Meglio pensare ad altro e favorire i soliti interessi poco chiari.

Giorgio5819

Lun, 31/03/2014 - 20:48

Se pisapia espatriasse con i suoi accoliti porteremmo a termine la linea 6 e la 7 in un anno.