Sea handling, patto segreto L'Ue: «Ora dovete vendere»

Bruxelles preme sulla Sea per la vicenda dei 360 milioni di aiuti di Stato erogati alla controllata Sea handling. E chiede un piano di dismissioni che ufficialmente ancora non esiste ma al quale le autorità italiane si sarebbero da tempo impegnate. Lo svela una lettera riservata che la direzione generale della concorrenza dell'Ue ha inviato ai legali della Sea, e che il «Giornale» ha potuto leggere. Nella lettera si chiede di conoscere «il programma del processo di vendita delle attività del beneficiario (Sea handling, ndr). Malgrado ripetuti appelli in questo senso, e in particolare, a due riprese, da parte del vice presidente Almunia (che su questa vicenda ha incontrato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia il 17 giugno, ndr), non abbiamo ancora preso conoscenza delle modalità prese in considerazione, a quasi quattro mesi dalla presentazione della prima discussione tecnica». Il documento continua, con tono perentorio: «Queste discussioni devono svolgersi subito, come le autorità italiane si erano d'altronde già impegnate parecchi mesi fa. Poiché sarebbe impensabile non prendere alla lettera questi impegni - continua la comunicazione - le discussioni possono e devono essere avviate, indipendentemente dai risultati del contenzioso presso le giurisdizioni nazionali e comunitarie».
La lettera induce ad alcuni interrogativi. Esiste o non esiste un piano di dismissioni delle attività di Sea Handling? Viene tenuto nascosto al pubblico oppure le autorità italiane (in primis il sindaco Pisapia, che è il maggior azionista della Sea) hanno fatto balenare a Bruxelles un disegno che non esiste ancora? La direzione Ue chiede risposta entro il 31 luglio, e sicuramente entro quella data dovrà essere fatta chiarezza.
Finora, letteralmente, di cessioni non si è parlato; il piano del Comune sarebbe quello di dare un perimetro e una fisionomia diversi a Sea handling (2.200 dipendenti), per creare quella discontinuità richiesta in sede comunitaria. Cessioni e nuovo perimetro possono essere diverse espressioni per dire la stessa cosa: tuttavia a Bruxelles sono in attesa da quattro mesi di comunicazioni che dall'Italia non sono mai arrivate. Va anche notato che all'assemblea della Sea, Vito Gamberale, rappresentante del socio al 45% F2i, ha chiaramente affermato l'opportunità di mantenere il 100% di Sea handling nel portafoglio di Sea.
Come si ricorderà, la vicenda era stata momentaneamente risolta, qualche settimana fa, con un ricorso del Comune di Milano al Tar, il quale ha in sostanza rinviato la questione, permettendo così alla Sea di non indicare nel bilancio della controllata il debito di 360 milioni verso l'Ue.
Ma si tratta di un escamotage. Nella stessa lettera, infatti, la Direzione generale della concorrenza richiede copia del ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, da parte del governo italiano (organo «esattore» per conto dell'Ue). Tale ricorso sarà presentato il 21 luglio, ultimo giorno utile. Per tirare a lungo il più possibile.