Sempre più poveri, serve ancora aiuto

Milanesi molto generosi, ma le donazioni al Fondo Famiglia Lavoro non bastano a sostenere tutti 

È bello riscoprire ogni volta che gli adagi sono certezze e Milano ha davvero il cuore in mano. La crisi colpisce duramente e non smette di far soffrire: ogni giorno persone che lavorano diventano disoccupati sull'orlo della disperazione. I milanesi nel bisogno aumentano di continuo, bussano con toc toc sempre più insistenti alla porta del Fondo Famiglia lavoro della Diocesi. Un precipizio da cui si salvano grazie alla generosità di tanti che contribuiscono come possono. Donano da ciò che hanno ricevuto e guadagnato, staccano assegni, fanno bonifici, compilano bollettini postali, si presentano di persona alla Caritas per aiutare chi non ce la fa. Nel pieno della crisi, nonostante la crisi.
Cinque milioni di euro in un anno e mezzo per il Fondo famiglia lavoro non sono pochi. Anzi, sono tantissimi soldi. Eppure non bastano, perché da gennaio 2013 sono state oltre duemila (2.147 per essere precisi) le persone rimaste senza lavoro e che hanno chiesto aiuto a questo strumento di solidarietà nato la notte di Natale del 2008 per iniziativa dell'allora arcivescovo Dionigi Tettamanzi e rilanciato in forme nuovo dal cardinale Angelo Scola. Gli interventi di emergenza, contributi diretti che si sperava fossero destinati a un'emergenza breve, si sono trasformati in strumenti di formazione: corsi e scuole di riqualificazione, opportunità di nuovo impiego. Senza trascurare gli aiuti diretti per fare la spesa e pagare le bollette, in molti casi indispensabili per guardare la vita con un ottimismo nuovo.

Se un tempo a rivolgersi il Fondo erano soprattutto i migranti, adesso sono molto numerosi anche gli italiani, arrivati a quota 38,4%. E l'identikit delle persone in difficoltà disegna soprattutto maschi nell'età di mezzo. A quarant'anni non sei certo vecchio ma perdere il posto può diventare una tragedia, soprattutto se hai moglie e (almeno) due figli da mantenere e puoi contare solo sulla licenza media. Sono le famiglie numerose le più colpite dall'impoverimento improvviso. E anche le famiglie in cui mamma e papà non hanno potuto o voluto studiare oltre l'età dell'obbligo. Proprio per questo i corsi di formazione sono le principali via d'uscita.

Naturalmente non mancano le eccezioni, che oltre tutto iniziano anche a moltiplicarsi. Così, nell'elenco di chi chiede aiuto alla Chiesa di Milano non manca il popolo delle partite Iva. E se la professione più a rischio rimane l'operaio (il 77,2% di chi ha perso il posto faceva questo lavoro), seguono commesse, colf, camerieri (8,3%), impiegati e artigiani. E non mancano titolari d'impresa (2,1%), consulenti, quadri e anche liberi professionisti (1,5%). E poi architetti, grafici, consulenti informatici. A preoccupare di più è soprattutto il perdurare della crisi, che non accenna a spegnersi: il 70% di coloro che si sono rivolti al Fondo ha perso il lavoro nell'ultimo anno.

È partita così una campagna per rilanciare il Fondo e chiedere ai milanesi un nuovo sforzo. «Un buon investimento ha un nome e una faccia. Milano investe su chi ha perso il lavoro» recitano i cartelloni. Per contribuire si può fare un bonifico bancario al Credito Valtellinese, Iban IT94I0521601631000000002405, intestato a Arcidiocesi di Milano. Per chi volesse la ricevuta per la detrazione fiscale, può versare sul conto corrente bancario del Credito Valtellinese, Iban IT17Y0521601631000000000578, intestato a: Caritas Ambrosiana Onlus, Causale: Fondo Famiglia Lavoro. Per informazioni (anche per contribuire attraverso un conto corrente postale) ci si può rivolgere alla segreteria «Fondo Famiglia Lavoro» dell'Arcidiocesi di Milano, Tel. 02 58431212.