Il Servo, capolavoro di abiezione

Al Teatro Grassi l'opera di Maugham per la regia di Renzi-Sepe

Antonio Bozzo

La prova del nove serve a verificare l'esattezza dei risultati nelle operazioni aritmetiche. Ma serve anche per provare la bontà di una settimana teatrale milanese: se vanno in scena almeno nove spettacoli da consigliare, possiamo applaudire. È il caso della settimana in corso. Al Franco Parenti, fino a domenica, sono in cartellone «Sei», «Il caso Braibanti», «Nato postumo». Il primo, di Spiro Scimone e Francesco Sframeli, è la rivisitazione dei «Sei personaggi in cerca d'autore» di Pirandello. Personaggi intrusi, intenzionati a vivere la loro storia su un palcoscenico, provvidenzialmente precipitato nel buio. «Il caso Braibanti» è un oratorio civile intorno al processo che nel 1968 vide imputato Aldo Braibanti, professore e poeta accusato di aver plagiato un ventunenne, omosessuale, rifugiato da lui per sfuggire alla famiglia bigotta: forcaioli, quegli anni. Il testo di Massimiliano Palmese è basato su documenti d'archivio. «Nato postumo», di e con Francesco Brandi, è uno spettacolo sull'omissione di soccorso, anche verso se stessi. Protagonista Gino il postino, che va dritto al cuore, quasi suonasse (due volte, come si conviene ai postini) alle porte chiuse della nostra indifferenza. Al Teatro Carcano, fino al 25 novembre, va in scena «Alla mia età mi nascondo ancora per fumare», dell'algerina Rayhana, diretto da Serena Sinigaglia. Otto attrici barricate in un hammam - gli uomini vogliono punire una di loro - raccontano le loro storie dolorose, come in una seduta psicanalitica collettiva. Debutta stasera, e resta in cartellone fino al 25 (Piccolo Teatro Grassi), «Il servo», con regia di Andrea Renzi e Pierpaolo Sepe. Il romanzo di Robin Maugham uscì nel 1948 e nel 1963 diventò un celebre film di Joseph Losey. Un lavoro sul morboso legame tra un maggiordomo e il suo signore, un «capolavoro di abiezione», dice il sottotitolo, cui danno vita cinque attori (compreso Renzi). Al teatro Fontana, fino al 18 novembre, vediamo «Platonov», testo di Cechov ritenuto (quasi) impossibile da mettere in scena. Il regista Marco Lorenzi, con la compagnia Il Mulino di Amleto, ci riesce. «Un'opera non finita, per esseri umani incompleti, per entrare nel dolore della vita senza restarne impigliati», assicura la compagnia. Chi è abituato all'ora felice dell'aperitivo, sappia che al Teatro Delfino va in scena, fino a domenica, «L'ora sospesa», di Luca Marchesini, regia di Riccardo Mallus. Sarebbil lasso di tempo che precede l'alba, qui attesa in una casa di riposo per attori: non rinunciano a recitare, avvicinandosi alla verità di una vita al tramonto. Il 16 e 17 novembre, da Alta Luce Teatro, ecco «Il volo», da un romanzo di Saint-Exupéry, nell'adattamento di Michela Mastroianni e Nicolas Ceruti (anche regista), interpretato da Luca Marchiori e Luca Piazza. Tratta del rapporto con la tecnologia, padrona del nostro tempo. Ultimo, ma non ultimo, spettacolo dei nove scelti è quello di Arturo Brachetti, agli Arcimboldi fino al 18 novembre. Se lo conoscete, non lo eviterete. Se non lo conoscete, mettetevi nella disposizione d'animo della meraviglia e godetevi i suoi travestimenti, da Fregoli contemporaneo.