Settanta milanesi dal giudice per sapere chi è la loro mamma

Sono soprattutto persone adulte e a volte anziane a rivolgersi al tribunale dopo il varo della nuova legge

Vogliono sapere, riempire i buchi neri di una vita per la quale nessuno li ha mai interpellati. Sono gli adulti adottati che chiedono di conoscere le loro origini e desiderano risalire all'identità dei genitori biologici. L'istanza al Tribunale per i minori può essere presentata personalmente, non è necessaria l'assistenza dell'avvocato, basta aver compiuto i 25 anni d'età e mandare anche una semplice mail. Inoltre, se «non sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica», anche l'adottato maggiorenne di età inferiore ai 25 può fare richiesta.

«Dopo la sentenza della Corte costituzionale riceviamo circa una settantina di richieste l'anno a fronte delle 3-4 di un tempo - spiega il presidente del tribunale dei Minori di Milano Mario Zevola -. Ci sono 20enni, ma anche ultrasessantenni che vogliono sapere chi sono i loro genitori: il divario tra le età è il fatto più impressionante! Ci pensa che alcuni di loro sono già nonni? Del resto l'Italia è uno dei paesi che accolgono più bambini e quindi maggiormente coinvolti nelle adozioni. La provincia di Milano, a fronte di 2mila500 domande ogni anno, ha circa un centinaio di bimbi da dare in adozione, di cui almeno 45 non sono stati riconosciuti».

L'istituto dell'adozione legittimante, concepita come «seconda nascita» per il minore, presupponeva nella disciplina del 1983, il segreto sulle origini dell'adottato. La legge sulle adozioni è stata modificata nel 2001 quando è stato introdotto e regolamentato il diritto dell'adottato ad accedere alle informazioni sulle proprie origini.

Il Tribunale per i Minorenni e la Commissione per le adozioni internazionali devono conservare «le informazioni acquisite sull'origine del minore, sull'identità dei suoi genitori naturali e sull'anamnesi sanitaria del minore e della sua famiglia di origine».

«La Corte dei diritti dell'uomo si è interessata al problema perché, pur preoccupandosi degli interessi e dei desideri degli adottati, ha stabilito che, una volta rintracciata, si deve innanzitutto verificare se la mamma vuole ancora restare anonima. Il Tribunale dei minori, una volta risalito all'identità della madre, deve accertarsi infatti che sia viva o morta, dove abita e, soprattutto, come avvicinarla. Quello delle modalità di contatto è l'elemento più significativo e importante di questo processo: bisogna sondare se la mamma biologica voglia mantenere la propria riservatezza, oppure se nel tempo abbia cambiato idea e desideri uscire dalla segretezza nella quale avevano partorito. Se la madre non è disposta a incontrare il figlio, infatti, non se ne fa nulla. Solo nel caso in cui i genitori adottivi siano entrambi deceduti o divenuti irreperibili, l'accesso deve essere concesso senza necessità di autorizzazione del Tribunale».

Zevola ci svela anche che in Italia non c'è ancora una prassi stabilita e unica per tutte le province che stabilisca le modalità di contatto con la madre naturale, nonostante si tratti di un procedimento che – nella pratica - dovrebbe svolgersi nella massima riservatezza e quindi regolato da nome ben precise.

«A Venezia avevo sentito dire che erano stati utilizzati i carabinieri. Qui si parlava di far contattare il genitore addirittura dal giudice minorile in persona. Comunque entro la metà di questo mese - conclude il presidente del tribunale dei Minori -, quindi a giorni, la Corte d'appello di Milano si pronuncerà su come procedere».

Le età degli adottati che desiderano conoscere la madre è molto variabile: ci sono 20enni ma anche ultrasessantenni.

Le domande di adozione che arrivano al Tribunale dei minori di Milano ogni anno, a fronte di circa 100 bimbi disponibili

Sono le richieste che arrivano ogni anno al Tribunale dei minori da parte di adottati che cercano la madre naturale