«Sign», i talenti della grafica in mostra all'ex Ansaldo

Simone Finotti

Segni. Unità minime dell'atto grafico, ma anche tappe obbligate del pensiero creativo e tracce di persistenza della memoria. Quando tutto passa, c'è sempre qualche segno a ricordare ciò che è stato. Sono proprio questi «segni» a popolare, fino al 20 dicembre, il sempre più dinamico spazio Base, nato dalla riqualificazione delle ex Officine Ansaldo di via Bergognone 34, dando vita all'interessante mostra «Signs: grafica italiana contemporanea», a cura di Francesco Dondina. Prodotta da h+ con Base Milano, allinea i lavori di 24 progettisti italiani diversi per età, stili e modalità espressive, da artisti già conosciuti e autorevoli a molti giovani talenti, che si sono interrogati sullo stato dell'arte del design della comunicazione italiano, letteralmente «mettendo sul tavolo» i risultati. L'aspetto più originale dell'esposizione, infatti, sta proprio in come è concepita: a ciascun progettista è assegnato un tavolo, con l'idea di ricostruire l'atmosfera di un atelier in cui si affiancano non solo opere complete e una selezione dei progetti più rappresentativi, ma anche disegni preparatori, schizzi, pubblicazioni, manifesti, maquette e prototipi che ripercorrono l'iter creativo. A volte il segno è costituito da una frase («When I've nothing to say I write it in bold», Leonardo Sonnoli), a volte da una semplice parola, come nel caso di «Subito», di Leftloft. Oppure si riduce a un'unica lettera: la «A» che Armando Milani mette nel becco di una candida colomba che vola da «War» a «Peace» nel celebre poster azzurro per le Nazioni Unite (2004). Non manca chi riesce a fare del profilo di una Vespa un'improbabile mappa della metropolitana (Italo Lupi, Vespa 50, 1996). Come in un gioco grafico, Guido Scarabattolo immagina le «Cose che non vedo» a partire dal semplice schizzo stilizzato di una sedia, mentre Giuseppe Mastromatteo «trafigge» il volto di una modella con la T rossa simbolo della Triennale (2006). Previsti workshop e incontri con gli autori, coinvolti in un progetto speciale, che sarà presentato al termine della mostra, dedicato a Base Milano. Uno spazio polifunzionale che si sta affermando come luogo di condivisione culturale, di incontri, intrecci e dialogo fra le arti.