Il silenzio sulle raccomandazioni arancioni il commento 2

Chi fa veramente tenerezza in questa pasticciata e un po' ridicola storia di Anna Puccio è il direttore generale di A2a Renato Ravanelli, che con disarmante candore dichiara: «Qualcuno ci aveva indicato la dottoressa Puccio come esperta per Expo». Qualcuno chi? Una primaria società di cacciatori di teste, un amico di un amico, un capataz del Pd, un'autorevole moglie? E poi, in cosa era «esperta per Expo» la dottoressa Puccio, visto che nel suo peraltro invidiabile curriculum non compare una voce che abbia a che fare con i contenuti dell'esposizione «Nutrire il Pianeta. Energia per la vita», dove per «Energia» non si intende quella erogata da A2a? La dottoressa Puccio, spiega Ravanelli, «ha lavorato per noi per un certo periodo ma ora abbiamo trovato risorse interne per sostituirla e il contratto è stato rescisso». Risorse che dovevano essere ben nascoste se ci hanno messo tanto a scovarle. Le cose stanno così. Alla brava, dinamica e ambiziosa manager, impegnata fra l'altro in gruppi come Luxottica, fervente militante del Pd, appassionata supporter di Pisapia fin dalla sua campagna elettorale nonché molto amica di sua moglie, la giornalista di Repubblica Cinzia Sasso, A2a offre (spontanemente?) dapprima un contratto di consulenza da 30 mila euro per 4 mesi. Poi gliene apparecchia un altro di 12 mesi al non trascurabile compenso di 17.500 euro al mese – di questi tempi, mentre A2a mette la gente in cassa integrazione - a carico dell'affiliato consorzio di 8 società energetiche Wame. L'affare però vien fuori. Polemiche e imbarazzo, Pisapia arrossisce e s'indigna, tanto che il contratto salta e la brava Puccio viene sontuosamente liquidata, pare, con 50 mila euro. Ora qualche domanda. La prima: cosa sarebbe successo se, poniamo, ai tempi di Letizia Moratti A2a avesse ingaggiato con un ricco contratto uno dei supporter del sindaco, o un amico di suo marito Gian Marco? Chi avrebbe potuto opporre resistenza alla reazione moralizzatrice del Pd, di Sel e compagni? Ma c'è anche da chiedersi come avrebbe reagito l'opposizione in Consiglio comunale e la stampa politicamente corretta se un rapporto di lavoro fra un bravo professionista e una società privata come A2a, di cui il Comune non è che uno degli azionisti, venisse rescisso, dimostrando così quanto potere su assunzioni e licenziamenti ha l'inquilino di Palazzo Marino. Quante volte Pisapia o chi per lui è già intervenuto per far assumere o licenziare qualcuno in aziende partecipate dal Comune?