La sinistra vieta il ricordo di Ramelli

Fu ucciso a 18 anni solo perché di destra. E la «Zona rossa» vuole negare in via preventiva cortei commemorativi

Il consigliere di zona del Pdl che è rimasto fino a notte fonda a votare non è neanche un ex An. Gianluca Boari ha dato battaglia per due ore con emendamenti e interventi. Viene da Forza Italia: è un liberale, e il punto è proprio questo. «Fascista è chi pretende di vietare in via preventiva una manifestazione. Quest'anno in piazza potrei andarci anche io».

Il 29 aprile ricorre l'anniversario dell'omicidio di Sergio Ramelli. Studente dell'Itis, era un simpatizzante della destra e questo - nel delirio ideologico delle frange violente della sinistra - era considerato un'intollerabile colpa. Fu messo alla «gogna» nella sua scuola, e quel terribile giorno dell'aprile '75 fu vittima di un agguato. Un branco di militanti legati ad Avanguardia operaia lo attese nei pressi della sua casa e lo aggredì selvaggiamente a colpa di chiave inglese. Morì dopo 40 giorni di coma. Aveva 18 anni. Il suo assassinio è una delle pagine più nere degli anni Settanta. Una violenza indicibile. Ma incredibile è anche che, nei decenni successivi, sia stato vietato il solo ricordo di un ragazzo (innocente) ucciso dall'odio politico, e diventato un simbolo.

Si ricordano le manifestazioni contrarie all'intitolazione a Ramelli dell'auditorium di via Corridoni. La lapide spaccata, le scritte ingiuriose. E la mozione votata in Zona 3 dopo una battaglia consiliare notturna è solo l'ultimo strascico di questa ferita. Il 29 aprile di ogni anno, infatti, Ramelli viene ricordato (insieme al consigliere provinciale Enrico Pedenovi, ucciso il 29 aprile ma di un anno dopo, da un altro commando comunista) dagli amici, dai politici appartenenti ai partiti della destra o del centrodestra. E anche i gruppi della destra più estrema scendono in piazza con i loro simboli. Così la sinistra, con il documento votato a maggioranza (con qualche defezione) chiede a questura e prefettura di vietare i cortei perché «offendono la memoria del sacrificio di migliaia di donne e uomini che diedero la vita per liberare il nostro paese dal fascismo». Un divieto preventivo, insomma, nel nome del no all'apologia di fascismo. «Se ci sono violazioni di legge vanno perseguite - ribatte Boeri - ma le manifestazioni non vanno vietate».

Il presidente di zona è un esponente di Rifondazione Comunista, Renato Sacristani: «Grazie a lui siamo tornati indietro di 40 anni - commenta Federico Santoro (Fratelli d'Italia) - un salto nel buio davvero inquietante. Il presidente sembra del tutto disinteressato ai problemi dei cittadini, poiché troppo occupato ad alimentare vecchie contrapposizioni, che andrebbero invece consegnate alla storia». In zona 3, dove Ramelli abitava, gli è stato dedicato il giardino di via Bronzino. Il sito del Comune spiega che è intitolato allo studente «vittima degli scontri di piazza del 1975». «È una follia - commenta Massimo Turci, capogruppo di Fdi in Consiglio provinciale - che in una città come Milano si voglia vietare la celebrazione di quello che è un simbolo e che si pongano ancora barriere ideologiche del genere. Siamo incapaci di consegnare alla storia il passato». Eppure qualcuno vuole un centro per la Resistenza nella Loggia dei mercanti, segno che la memoria funziona, ma ancora a senso unico.