Social, i giovani ci vivono 3 ore al giorno e il 60% dei genitori non li controlla

I ragazzi non sanno di poter sporgere denuncia per le foto offensive

Sabrina Cottone

Il bombardamento nelle scuole è massiccio e così metà dei giovani sa già che esiste la legge Ferrara del 2017, «Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni». Eppure, e questo è uno degli elementi dell'ultima ricerca di Pepita Onlus, associazione milanese dedita all'educare, il 45% dei ragazzi non sa di poter sporgere denuncia e richiedere la rimozione delle proprie immagini sgradite da social e gruppi. Spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita: «Deve continuare un lavoro importante di informazione sui ragazzi, accompagnato da sensibilizzazione. Il messaggio è: devi stare molto attento a quel che condividi e a come lo condividi. In questo è fondamentale il tema del sexting, lo scambio di materiale a contenuto sessuale: 3 su 5 ragazzi tra i 12 e i 18 anni si scambiano foto di questo genere». Ma benché il sexting sia un'emergenza, non si tratta solo di questo. Tre ragazzi su cinque - questo il dato nazionale hanno subito atti di cyberbullismo.

L'inchiesta è stata fatta con un questionario somministrato a 1000 ragazzi tra i 9 e i 17 anni in oratori e centri estivi di tutta Italia, ma con una particolare concentrazione a Milano e in Lombardia. Un altro elemento che salta agli occhi, senza con questo voler colpevolizzare padri e madri rapiti contro la loro volontà dal lavoro o travolti dalla stanchezza, è che, se il 98 per cento dei ragazzi tra i 9 e i 17 anni usa WhatsApp e la metà trascorre fino a 3 ore al giorno sui social, eccoci al punto: nel 60 per cento dei casi manca un controllo dei genitori. Ivano Zoppi invita ad assumersi la responsabilità dell'educare anche nel mondo dei social: «I genitori sono assenti dalla vita digitale dei figli. Un po' delegano e un po' ignorano certi social, come Snapchat, solo per fare un esempio. Non possono pensare che se mettono in mano un cellulare, che può essere uno strumento meraviglioso, poi non mettono regole, come di usarlo solo in certe ore e non durante i pasti, per esempio. Di notte c'è un fenomeno che si chiama vamping, ovvero le chat notturne che si aggirano proprio come i vampiri. Ma se noi adulti siamo i primi ad agire così e a non rispettare certe regole, come si può chiederlo ai ragazzini? Eppure, dentro i telefoni c'è la loro vita».