Sos caldo, aria condizionata per i maiali

L’anticiclone Caronte, che sale dalle coste africane intorno a Algeri e Tunisi, farà salire la temperatura anche a 40 gradi in questo fine settimana. La morsa bollente preoccupa gli umani non solo per se stessi ma anche per gli amici a quattro zampe che danno loro non soltanto compagnia e affetto ma anche tante altre soddisfazioni.
Gli animali domestici cercano rifugio nei luoghi più freschi della casa o del giardino, e per loro i consigli sono quelli di sempre: una ciotola d’acqua fresca e sempre pulita, niente passeggiate nelle ore più calde della giornata, nessuna esposizione ai raggi solari, una dosata quantità di cibo. Ma se cani e gatti condividono gli spazi con l’uomo e quindi beneficiano dei suoi privilegi, non è altrettanto vero per altri quadrupedi.
Prendiamo le mucche, ad esempio, che ci danno il latte: come la mettono con questa afa? «Abbiamo istallato dei congegni di raffreddamento. Si tratta di ventole che hanno pale del diametro di quattro-cinque metri e creano un movimento d’aria che infonde negli animali un certo benessere» afferma Ettore Prandini, bresciano, presidente della Coldiretti lombarda. Ha una stalla di 220 capi che producono in media una trentina di litri di latte al giorno, ovvero un totale di una cinquantina di quintali giornalieri.
«La questione del caldo è un problema che da anni sta a cuore agli allevatori, perché le alte temperature determinano un rallentamento della produzione anche superiore al 12%. Rinfrescando la stalla la percentuale di decremento arriva solo fino al 4%». Ma all’allevatore sta a cuore la salute degli animali o la possibilità di sfruttare il più possibile il loro rendimento? «Lo so che nella coscienza comune questa ambiguità è sempre all’erta. Le due cose sono strettamente collegate: più un animale sta bene, più produce, è ovvio. Ma noi non riusciremo a far capire mai a sufficienza alle gente il principio che amiamo i nostri animali come i nostri figli. Anche dai figli pretendiamo un rendimento, no? E questo non toglie nella al bene che vogliamo loro».
Secondo la normativa europea dal 1 gennaio 2013 tutti i grandi allevamenti dovranno prevedere una situazione sia di riscaldamento invernale che di raffreddamento per l’estate. Lo afferma Marco Lunati, che vicino a Lodi ha una porcilaia di 2 mila e cinquecento metri quadrati, che produce tredicimila suini all’anno. Da un quadriennio ha istallato un impianto di condizionamento, molto simile a quello nelle nostre dimore, che toglie soprattutto l’umidità e per cui ha investito ben 20 mila euro. «In ogni caso un maiale è spinto a cercare il fresco quando le condizioni climatiche sono eccessive; per natura in questi giorni sarebbe portato a immergersi in una pozza di fango. Con una temperatura che si mantiene all’interno intorno ai 26 gradi la scrofa è più prolifica, perché sta meglio» sottolinea.
Nelle vecchie estati, ai tempi in cui i sistemi tecnologici non erano ancora avanzati, si diceva che la fertilità suina si abbassava di molto perché le scrofe andavano in stress termico. «Ora per fortuna non è più così - ribadisce Marco Lunati -. La femmina del maiale può rimanere gravida cinque volte in due anni e se vive in un ambiente confortevole questo accade con più facilità». Ci sono diversi meccanismi che possono portare nelle stalle una condizione di vita ottimale. Ci sono spruzzini che emettono acqua fresca oppure altri che diffondono aria con acqua nebulizzata come quelli che si vedono anche in alcune spiagge, per lenire il calore a donne e uomini spiaccicati sotto il sole solo per abbronzarsi.