«Stadio? No grazie Sulle aree di Expo una Silicon Valley»

Gli industriali bocciano il progetto di una cittadella sportiva e pensano a un polo tecnologico sui siti espositivi dopo il 2015

Costruire uno stadio sui terreni del dopo Expo vorrebbe dire mettere una pietra tombale su una delle eredità più significative dell'Expo 2015: ne è convinto Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda. Che all'idea, ventilata da più parti, di una grande area dedicata allo sport risponde con un'altra ipotesi, quella di un grande hub industriale, una sorta di «Silicon Valley» milanese. Il ragionamento è lineare: invece di fare scelte che implichino uno spreco immane di risorse, è meglio sfruttare ciò che già esiste ed è completato, vale a dire l'infrastrutturazione della zona su cui sorgono i padiglioni. Si tratta di 1,7 milioni di metri quadrati sotto cui sono stati costruiti impianti all'avanguardia, e tutti interconnessi.

Sarebbe questo, secondo Rocca, un ottimo punto di partenza, e non a caso, aggiunge il presidente di Assolombarda, «alcuni nostri partner si sono già dichiarati disponibili a trasferirsi nella zona, nonché a pagare un affitto, per questa “Silicon Valley” milanese». Tra di loro ci sarebbero anche colossi come quello dell'informatica Ibm. Un'ipotesi che non dispiace neanche al sindaco Giuliano Pisapia, che considera l'ipotesi di un grande parco tecnologico «da valutare, insieme ad altre». Resta però il problema economico: per quelle aree Expo spa e Arexpo si aspettano un ritorno di 200 milioni di euro. Un nodo, questo, ancora da sciogliere.