Alla Statale i totem di luce di Nanda Vigo

Nel cortile dell'Università la grande installazione dell'artista amico di Fontana

Francesca Amè

C'è uno «Stargate» in Largo Richini. È comparsa un'imponente installazione di colori e luci nel chiostro centrale dell'Università degli Studi: sono otto piramidi in acciaio inox, plexiglass e specchi e un cilindro centrale con luci al led, grande l'effetto durante l'accensione nella sera di Santa Lucia. È l' «Exoteric Gate» firmato da Nanda Vigo, ottant'anni appena compiuti, parlata rapida da giramondo tra Europa, Africa e America, milanese nella sua elegante compostezza. L'artista, architetto e designer che si nutrì alla Galleria Azimut insieme a Piero Manzoni e Fontana, che partecipò a Zero, che progettò case con Gio Ponti e vari oggetti di arredamento (molti ora esposti al Design Museum della Triennale), è la protagonista della seconda edizione della rassegna 'La Statale Arte', pensata per far entrare l'arte contemporanea nei suggestivi spazi seicenteschi della sede centrale di via Festa del Perdono.

Come un totem di luce, specchi e colori si presenta questa sua installazione site-specific, la prima realizzata per uno spazio esterno: il titolo rimanda a una sorta di viaggio iniziatico compiuto dall'artista a metà degli anni Settanta tra i deserti dell'Africa e poi in India, Nepal, Messico alla ricerca dell'antica sapienza umana e dei miti ancestrali. Che cosa accomuna le diverse culture? Quali sono gli archetipi? Come possiamo rappresentarli? La sua complessa opera riflette, così come molti altri lavori in precendenza, sulla ricerca del sapere, sul significato di varcare «quella» soglia. Quadrati, cerchi e triangoli sono le figure base, il vocabolario essenziale della sua narrazione. E poi c'è la luce, che dà ritmo a tutto: quattrocento metri di led rosso «muovono» i monoliti di acciaio, le rifrazioni e i riflessi sui vetri stampati e sugli specchi fanno il resto. Questa soglia esoterica balugina nella sua imponenza, pare quasi muoversi sul grande piedistallo situato sul prato del chiostro: oggi parlare di architettura immersiva pare quasi scontato, ma Nanda Vigo lavora su questi temi da 40 anni, contaminando arte e architettura, antropologia e filosofia. A guardarla da vicino, la sua porta esoterica pare moltiplicare le direzioni in cui si schiude. Fa paura? No, affatto. La magia delle opere di Nanda Vigo sta nel loro controllo formale: l'ottimismo della volontà capace di varcare la soglia.