Stop a bande e spaccio. Anche un poliziotto a libro paga dell'ndrine

«Stipendio» mensile per soffiate e dritte: sovrintendente in cella; indagati 2 colleghi

Incassava mille euro al mese. E poi gli venivano offerte serate in discoteca, prestiti facili, partite di droga e fine settimana di divertimento. Tutto in cambio di informazioni. Sono stati i colleghi del commissariato Comasina a segnalare, fin dai primi mesi del 2015, che qualcosa non andava nei comportamenti del sovrintendente Roberto D'Agnano, 44 anni, arrestato ieri mentre era in servizio al Reparto Mobile dove era stato spostato dopo 15 anni di servizio sulle «volanti» del distretto di via Comasina 36. Il sovrintendente è finito in carcere insieme a altre 22 persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico (ma lui è accusato naturalmente anche di corruzione) nell'ambito dell'operazione Red Carpets (Tappeti Rossi). Un'inchiesta - condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla Dda meneghina - che ha smantellato un importante giro di spaccio di droga tra il quartiere Comasina e la zona di Bruzzano. Bande che, tra il 2013 e il 2017, hanno gestito il business della coca nella zona nord di Milano attraverso un'accurata organizzazione imprenditoriale (venivano dati compiti precisi e pagati «stipendi» anche di 8mila euro al mese), contando anche sulla collaborazione di tre elementi della polizia di stato. Oltre a D'Agnano, infatti, sono indagati per corruzione anche un ispettore e un agente dello stesso commissariato.

Ironia della sorte in tutta questa brutta storia ci sono anche altri due appartenenti alla polizia di stato, sempre in servizio al commissariato «Comasina», denunciati e attualmente sotto processo. Un giorno, infatti, i due sequestrarono una partita di droga a dei pregiudicati della zona e li denunciarono per spaccio. Misteriosamente, però, lo stupefacente, al momento del processo, si rivelò essere invece plastica. I due poliziotti vennero denunciati per calunnia, ma l'ovvio sospetto che in commissariato qualcuno abbia fatto sparire la droga mettendo al suo posto altro, è altissimo vista la collusione di alcuni appartenenti con la malavita.

D'Agnano aveva rapporti consolidati con i pregiudicati legati all'ndrangheta: le sue frequentazioni con i boss (tra gli arrestati c'è anche il nipote del boss Pepè Flachi, il 25enne Cristofer Scirocco) erano quotidiane da almeno 7 o 8 anni. Gli incontri tra il poliziotto e i malavitosi, avvenivano soprattutto nella concessionario «AmbrosCar» di Novate Milanese, base logistica della banda. In alcuni casi D'Agnano partecipava anche alle spedizioni punitive che i trafficanti della Comasina organizzavano per seminare il terrore nel quartiere. Il sovrintendente aveva persino prestato gli strumenti e il suo know-how da poliziotto per delle intercettazioni abusive.

Dalle indagini emerge che anche una volta trasferito al Reparto Mobile D'Agnano, però, continuasse a fare soffiate alla banda, anche se le notizie di cui disponeva erano più limitate. I colleghi che lo hanno denunciato sono stati minacciati, i loro nomi sono comparsi sui muri di piazzale Frattini, cuore dello spaccio, accanto a insulti e frasi come doppiogiochista devi morire: piombo. Mentre in piazza Gasparri alcuni di loro sono stati aggrediti. Nel settembre 2014, inoltre, mentre un membro della banda era in commissariato, i complici lanciarono una bomba carta contro l'ingresso.