Lo strano affidamento del centro profughi ora chiuso dal prefetto

"InOpera" era già bloccata dalla Procura di Roma dopo l'inchiesta su Mafia Capitale

A quanto pare, la Prefettura di Milano e quella di Roma non si parlano: nemmeno su un tema assai delicato, quale gli appalti per l'accoglienza ai migranti, dove necessità umanitarie fanno spesso da paravento a business e a truffe. È il caso del centro di accoglienza di via Balduccio da Pisa, chiuso l'altro ieri su ordine della Prefettura a causa delle condizioni igieniche inaccettabili in cui vi venivano ospitati i profughi.

Ma ora si scopre che il centro avrebbe dovuto venire chiuso ben da prima. Per il semplice motivo che la cooperativa che lo aveva in gestione era stata raggiunta da una misura interdittiva antimafia spiccata dalla Procura di Roma a causa dei suoi legami con il crimine organizzato. Uniche spiegazioni possibili: o la Prefettura di Milano non era al corrente della interdittiva, o l'ha ritenuta irrilevante. In ogni caso, un esempio non positivo di sintonia tra istituzioni.

La cooperativa in questione si chiama InOpera, è specializzata negli appalti per l'accoglienza e l'assistenza ai profughi, ed è da mesi sotto tiro a Roma per come ha gestito un grosso centro di accoglienza, «Best House», all'angolo tra via Visso e via Tiburtina: condizioni, a quanto pare, assai simili a quelle scoperte ora nella struttura milanese. Le cronache sullo scandalo di «Mafia Capitale» hanno spesso puntato il dito contro InOpera per la gestione di «Best House», parlando di «connivenze». Troppo poco per convincere la Prefettura di Milano a cacciare InOpera da via Balduccio da Pisa? Forse. Ma ora si scopre che il prefetto di Roma Paola Basilone ha colpito InOpera con una misura interdittiva antimafia, che le impedisce di avere qualunque rapporto d'affari con la pubblica amministrazione. Eppure a Milano la cooperativa è rimasta al suo posto, sulla base di un appalto diretto ottenuto proprio dalla Prefettura.

E proprio sui tavoli della prefettura da mesi giaceva il dossier sulla struttura vicina al dormitorio di viale Ortles, ma solo il sopralluogo effettuato assieme ai tecnici dell'Ats ne ha decretato la chiusura. Eppure da mesi il proprietario del condominio, la Capior sas di Gabriela Bertoli, che ha affittato il primo piano dello stabile alla cooperativa, segnala irregolarità. A cominciare dai documenti fantasma. Pare infatti che, nonostante le numerose sollecitazioni, i membri di InOpera non abbiamo mai provveduto a modificare la destinazione d'uso dell'area da «ufficio» a «ricovero non abbienti». Burocrazia e carte a parte, anche i lavori per trasformare gli ex uffici in un centro di accoglienza sarebbero stati fatti in qualche maniera: i bagni destinati alle impiegate sono stati trasformati in una fila di docce, i letti a castello sono stati piazzati al posto di sedie e scrivanie. E nessuno ha provveduto alle infiltrazioni che hanno infradiciato i muri, né all'immondizia. I proprietari hanno ricevuto 1.400 euro di multa perché non è mai stata fatta la raccolta differenziata e, stando alle testimonianze del vicini di casa, i gestori della cooperativa hanno accumulato talmente tanta immondizia, che le condizioni del cortile dell'edificio sono da tempo invivibili. A dirlo anche l'Ats, che ha trovato topi e scarafaggi nelle stanze.