Sul palco storie di droga Così San Patrignano mette in guardia i ragazzi

Diego e Silvia ripercorrono le tappe della vita Dall'infanzia all'eroina fino alla comunità

Marta Bravi

Per salire su un palco ci vuole coraggio. Prima viene chiamato dal pubblico Manuele, poi la sua prof di italiano che gli deve fare una domanda. Manuel può chieder aiuto a una sua compagna. «Perché bisogna anche sapere chiedere aiuto» spiega Francesco Apolloni, regista e attore. Poi qualcuno che sappia e abbia voglia di cantare. Poi quattro ragazzi che sappiano ballare. «Salire sul palco è un atto di coraggio». Parola di attore e regista, Francesco Apolloni che conduce lo spettacolo «Ragazzi permale», messo in scena dalla comunità di San Patrignano realizzato grazie al prezioso supporto della Fondazione Only The Brave. Così come per mettersi a nudo, davanti a 500 ragazzi ogni volta per raccontare la propria storia, senza tralasciare le parti più intime e dolorose e allo stesso tempo, senza mai scendere troppo nei dettagli, quelli più morbosi. È quello che fanno Diego e Silvia di San Patrignano, per loro non è certo la prima volta, Silvia è al suo decimo spettacolo, ma «come ogni volta - racconta - si commuove». Così Diego. I due ragazzi, Silvia di Trento, una sorella e un fratello maggiori, un'infanzia serena, adolescente molto timida e chiusa, con grandi difficoltà a sentirsi accettata, a comunicare, e soprattutto con tanta voglia di essere diversa da com'è e di essere accettata. Diego, cileno, adottato da una coppia benestante di Roma, ha un'infanzia più complessa. è vittima di bullismo già alle elementari, e ancora alle medie, soffre l'abbandono e la sua diversità per la forma dei suoi occhi e il colore della pelle, quando sta male si taglia. Entrambi hanno una famiglia alle spalle, che però nel periodo più delicato della loro vita, l'adolescenza, sembra non accorgersi cosa sta succedendo loro. «I miei genitori avevano un velo sugli occhi» racconta Silvia, «erano molto occupati dalle loro faccende, dal negozio, al lavoro alla costruzione della casa di famiglia, fratelli e sorelle presi dagli esordi della loro vita adulta». Così un po' per caso, per sfida, per curiosità, per entrare nel gruppo, per sentirsi accettati e soprattutto diversi da quello che sono, iniziano a entrare in contatto con le droghe: canne, cocaina, pasticche. Finalmente si sentono accettati, hanno un ruolo, si divertono e sono protagonisti. Ma tutto finisce.

Per provocazione per via degli incontri e della casualità della vita arrivano all'eroina. E comincia la discesa verso gli inferi, di cui Diego e Silvia non sono consapevoli. «A me bastava così, ero diventata indifferente a tutto e tutti, volevo solo farmi» racconta Silvia, neanche i lutti la smuovono. Anche gli amori e le relazioni svaniscono in una dose. «L'eroina era l'anestetico per i miei sentimenti»: i due ragazzi precipitano in un baratro nero, da cui non sanno uscire e per cui non sanno chiedere aiuto. Sullo sfondo le famiglie e la doppia vita, le bugie, la «maschera» come la chiamano, finché non crolla anche quello e l'amarissima verità viene a galla, mentre loro continuano a sprofondare.

«Tutti noi abbiamo subito una perdita, un abbandono, una ferita - riflette Apolloni - e tutti di noi viviamo i nostri momenti bui». L'attore intreccia la sua storia a quella di Slvia e Diego. Le sue ferite, i suoi abbandoni, il suo momento nero, fatto di depressione. «Ma c'è una luce in ognuno di noi, un talento da scoprire, imparare a difendere e coltivare. Tutto sta nel trasformare la propria ferita in un'opportunità». Un cammino mano nella mano con Silvia e Diego fino all'ingresso a san Patrignano. La rinascita. Gli studenti applaudono, si commuovono, si confidano, chiedono un consiglio o un aiuto. Teatro di prevenzione è questo: «Facciamo vedere ai ragazzi la fine del film. Tutti i ragazzi di San Patrignano hanno fumato anche le canne. Forse non tutti i ragazzi oggi si rendono conto di dove si può arrivare». Attualmente la comunità di San Patrignano accoglie 1340 ragazzi.