Sulle tracce del «Mostro di Milano»

Undici donne trucidate tra gli anni '60 e '70, Carcano cerca il colpevole

Luca Pavanel

In principio era il Diavolo di porta Romana, poi Leonardo Da Vinci e «L'ultima cena»; e ancora, i commissari Ardigò e Maspero, l'ultimo della serie appena «sfornato». C'è una Milano «parallela» tra storie e leggende ma anche cronaca, che - soprattutto sul versante della memoria di fatti reali accaduti e dimenticati se non rimossi - rimarrebbe nell'oblio oppure non esisterebbe affatto se non ci fossero penne come quella di Fabrizio Carcano, classe '73, sette libri all'attivo, diviso tra la passione per la politica, la cosiddetta «nera», ovvero il racconto delle vicende di sangue, e il mondo sportivo all'adrenalina del basket. Ultimamente su di lui, quasi in sequenza, le luci si sono riaccese per un evidente primato di lettura (il suo «Gli angeli di lucifero» è risultato il giallo in salsa milanese più scaricato online in una campagna targata anche Atm) e l'ultimo romanzo che in una sola settimana ha venduto un migliaio di copie. Un titolo da brivido, «Il mostro di Milano» (Mursia editore). In estrema sintesi: la storia vera, proposta in forma romanzata, dell'omicidio feroce in città di 11 donne tra gli anni Sessanta e Settanta, la maggior parte prostitute, per la precisione otto. Molto probabilmente la mano di un serial killer, un fantasma mai individuato e troppo presto archiviato. Una vicenda ambientata e narrata, senza giudizi ideologici, in un periodo di emergenza politica e sociale. «Erano anni difficili per l'Italia - attacca Carcano - La bomba di piazza Fontana, la morte di Pinelli e poi di Feltrinelli. In una Milano sconvolta e sempre più presa e distratta da tutto questo, ben presto senza una pista vera i casi in questione vennero messi da parte». Eppure le povere vittime - lucciole in strada subito dopo la legge Merlin che nello Stivale chiuse le case di tolleranza - furono trucidate con decine coltellate, fino a 40. Tra le sventurate però, anche un'ex studentessa della Cattolica e un'affittacamere. «Comunque - continua l'autore - non se ne venne a capo». Anche perché forse ai tempi il fronte investigativo era indebolito dalla minor collaborazione tra le diverse forze di polizia. Certo, c'erano i commissari e qualcuno di loro a un certo punto ipotizzò, avvertì la presenza «del killer seriale». Una donna, in estate, venne ammazzata allo stesso modo in Romagna, e «allora si disse che l'assassino era andato in vacanza». Dal '75 in poi quel demonio smise di uccidere. Nella storia noir - che Carcano ha scritto documentandosi a lungo - c'è da vedere come in film l'atmosfera della Milano di quel periodo.