Il super museo di Prada si è mangiato una corsia

La Milano «illuminata» non obietta di fronte a un palazzone color oro, e a una strada «tagliata» in due

C'era una volta una strada a doppio senso: adesso è diventata a senso unico. Per andare da via Ripamonti verso corso Lodi, alle spalle della ferrovia, bisogna fare un largo giro tra capannoni, prostitute, giardinetti spelacchiati e nuovo che avanza. Il nuovo che avanza è la Fondazione Prada, mausoleo che sta sorgendo a spese di Miuccia Prada e suo marito Patrizio Bertelli sull'area di una vecchia distilleria abbandonata. Opera meritoria, giustamente magnificata dai suoi ideatori, destinata a rivitalizzare un pezzo di Milano in cerca di nuova identità. E forse proprio in nome della benemerenza pubblica è stato consentito alla Fondazione di mangiarsi un pezzo di strada. Via Lorenzini è diventata a senso unico adesso, durante i lavori del lungo cantiere: e fin qua passi. Ma ora che il colosso sta prendendo forma, la sensazione netta è che il doppio senso non tornerà mai più, perché una gigantesca balaustra di putrelle di ferro incombe dall'alto su mezza carreggiata.

Non è l'unica benevolenza riservata alla Fondazione. Per consentire alla semi-inaugurazione dell'altro ieri di poter andare in scena con il giusto decoro, nutrite squadre di operai del Comune hanno lavorato a ritmi serrati per aggiustare i marciapiedi, rappezzare l'asfalto, persino per ripulire le tag e i graffiti che adornano il muro di cinta della ferrovia. Nelle stesse ore in cui qua e là per Milano si cercava invano la manodopera per completare in tempo utile i lavori legati a Expo, in largo Isarco e via Lorenzini l'attività ferveva. Così la mattina del 2 maggio la Fondazione ha potuto ospitare la preview: non proprio una inaugurazione, perché i lavori in realtà sono ancora parecchio indietro, ma una sorta di acconto, alla presenza insieme ai coniugi Prada di Rem Koolhaas, l'archistar che ha firmato il progetto, e di Germano Celant, storico dell'arte, che ha curato l'esposizione An introduction , che aprirà i battenti sabato prossimo negli spazi ristrutturati.

Tra i riguardi riservati alla Fondazione, si può anche citare l'okay dato senza obiezioni all'elemento più visibile del complesso, la torre a parallelepipedo interamente ricoperta d'oro: un colto omaggio al kitsch, sul quale forse in un altro contesto il Comune avrebbe avuto qualcosa da ridire, e che ora invece svetta sul panorama circostante (dopo qualche difficoltà realizzativa, perché i lavori sono durati così a lungo che la torre ha dovuto essere impacchettata e spacchettata più volte). L'effetto visivo è quasi abbagliante, soprattutto dal ponte di corso Lodi e nelle ore in cui il sole colpisce direttamemte il monolite assiro-milanese.

Certo, intorno il degrado permane: a partire dallo scalo ferroviario, una terra di nessuno la cui bonifica è stata annunciata più volte senza mai iniziare davvero. Ma la speranza è che la Fndazione porti nuova vita nel quartiere e ne avvii un processo di recupero complessivo. Sensi unici permettendo.