Tanto loro sanno solo giocare a «ciapa no»

di Daniele Abbiati

Giocare a carte non mi è mai piaciuto, figurarsi poi giocare a «ciapa no», la versione masochistica del tressette. Quindi dopo l'orrendo pareggio di Pescara ero nero come l'occhio che avrei fatto a Bacca e soci, Gigio compreso, absit iniuria verbis. Ma in serata ricevetti un bellissimo regalo dalla Sampdoria, così potei coricarmi sul -1. E la settimana scorsa, altro cadeau, infiocchettato dal Crotone, in contemporanea con la nostra (una tantum) tranquilla passeggiata sul Palermo.

È stato allora, durante la notte trascorsa a + 2, che ho pensato al «ciapa no», illudendomi che fosse l'Inter a volersi dare, come spesso le accade, la zappa sui piedi. Il sesto posto finale, quello che ti manda ai preliminari di Europa League, è più grave di una retrocessione, dice chi considera il calcio un passatempo da «Piccolo economista», tipo il «Piccolo chimico» di una volta. «Va a pallino la ben pagata tournée estiva!», sbottano. Bene: sappiano che io la tournée estiva la farei tra Monza, Pavia e Varese, altro che notti in discoteca esotica ed «eventi» a favore di sponsor. Dunque, il sorpassino che ora ci vede lì, nella sesta casella del campionato, a me sta bene. Ancora per poche ore.

Pochissime anzi, perché domani, in onore dei nuovi padroni cinesi, si gioca alle 12,30. Lo «sterco del diavolo» pare valga più di una benedetta serpentina di Diolofece, al secolo Deulofeu e di un volo dell'arcangelo Donnarumma. Non per me. Oggi tornerò bambino: cenerò alle 19, andrò a nanna dopo «Carosello» anche se non c'è più, mi alzerò alle 7 vispo come un Suso. E ripasserò la lezione di derby: diagonali su Perisic e Candreva quando si accentrano; pressione costante su Miranda e Gagliardini, marcatura asfissiante su Icardi. Voglio un giocattolo nuovo, il terzo omaggio dei cugini. Lo accoglierei meglio di un closing.