Le tasse spiegate ai bimbi commercialisti a scuola

Volontari dell'Aidc vanno nelle elementari per insegnare la legalità fiscale: «Scolari entusiasti»

Simone Finotti

Perché si va a scuola? Anni fa la risposta sarebbe stata secca e perentoria: per imparare a leggere, scrivere e far di conto. Chi si sarebbe sognato, ad esempio, di stare tra i banchi anche per capire a che servono le tasse, perché sono importanti e cosa ci fa lo Stato? Ora i tempi sono cambiati, e tra i doveri del buon cittadino in erba non c'è più soltanto quello di impratichirsi nell'abc della lingua italiana, ma anche di alfabetizzarsi in altri campi, meglio se fin dalla più tenera età. Questo lo spirito del progetto «Commercialisti nelle Scuole: Ti spiego le tasse», ideato nel 2014 dall'Aidc di Milano - Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili per le classi quarte e quinte delle scuole elementari, che sta riscuotendo un successo sempre maggiore fra alunni, insegnanti e genitori. La nuova edizione ha preso il via lo scorso 4 dicembre all'Istituto Comprensivo Borsi di via Alex Visconti, e proseguirà per tutto l'anno scolastico con un obiettivo che, visti i tempi che corrono, è quantomeno ambizioso (oltre che, naturalmente, encomiabile): combattere alla radice il fenomeno dei «furbetti delle tasse» cercando di far comprendere ai cittadini di domani il concetto di legalità fiscale, per contrastare l'evasione grazie a un diverso approccio culturale. In cattedra, una volta tanto, non salgono maestre e prof, ma ben 150 commercialisti volontari, appositamente formati da una psicologa e altri esperti nel settore dell'infanzia, che si avvalgono di supporti realizzati ad hoc, semplici e immediati, compresi cartoni animati che mostrano l'importanza nella vita quotidiana dei servizi erogati dallo Stato grazie ai tributi fiscali e un «Decalogo del piccolo contribuente»: 10 «pillole» di educazione fiscale che illustrano agli alunni cosa sono le tasse e perché tutti i cittadini devono dare il proprio contributo nella «grande famiglia» del Paese. Si va dal diritto alla salute, allo studio e alla sicurezza a temi più tecnici come Iva, Imu e Irpef. E visto l'entusiasmo con cui il progetto è stato accolto, pare proprio che l'operazione stia riuscendo: «La più grande soddisfazione» spiega il presidente di Aidc Milano Edoardo Ginevra «è stata la bellissima risposta dei bambini: vogliamo proporre un modello di educazione civica fortemente condiviso e coerente con i più sani principi di eticità e legalità». Si pensa già a estendere il format anche alle scuole medie e superiori: per queste ultime, in particolare, verrà chiesto agli studenti di realizzare una presentazione multimediale per raccontare la loro visione di etica e legalità. Una buona occasione anche per entrare meglio nello spirito dell'alternanza scuola-lavoro, ormai obbligatoria in tutte le scuole. Anche perché si tratta di concetti che, oltre a essere prerequisiti di convivenza civile, rappresentano l'indispensabile fondamento per lo sviluppo del sistema economico del Paese e per il futuro delle nuove generazioni.