Un teatro di cemento al parco. Invece del Lirico

Detto, fatto. A soli sei mesi dalla presentazione del progetto del Teatro Continuo di Alberto Burri, il palcoscenico di cemento largo 17 metri che fu smantellato 25 anni fa verrà reinaugurato oggi nel cuore di Parco Sempione. Per la precisione, al centro della veduta prospettica tra Arco della Pace e Castello Sforzesco disegnata alla fine dell'Ottocento da Emilio Alemagna. L'occasione sarà sottolineata da due performance, una musicale e una tersicorea, alla memoria dell'artista informale di cui si celebra il centenario della nascita. A nulla sono valse le proteste dei cittadini che hanno tentato di bloccare la delibera del progetto che deturpa l'unico parco centrale della città interrompendo il cannocchiale prospettico e paesaggistico. D'altronde, quando si tratta di far colare cemento, l'amministrazione della città più inquinata d'Europa non fa una grinza. La sovrintendenza ancora meno. Basti pensare, tanto per rifarsi a episodi recentissimi, al mastodontico cubo costruito proprio a ridosso del parco Sempione per ospitare la nuova biglietteria di Triennale e che, praticamente, copre la veduta centrale della facciata del palazzo di Giovanni Muzio. Complimenti. E che dire di piazza Giulio Cesare, gioiello architettonico circondato da palazzi signorili degli anni Trenta con al centro la fontana rettangolare delle Quattro Stagioni, ormai irrimediabilmente sfregiata dal transatlantico di Citylife? Complimenti ancora.

Ma torniamo al Teatro Continuo di Burri, opera degli anni '70 certamente figlia del radicalismo dell'epoca e certamente in linea con la cultura degli happening, quella di Woodstock. Mezzo secolo non sembra passato invano e oggi Milano ha tutt'al più un paio di priorità che dovrebbero particolarmente stare a cuore a una giunta di sinistra. La prima è quella di valorizzare le poche aree verdi destinate ai cittadini e ai bambini. La seconda, a proposito di palcoscenici, di far tornare a vivere (quelli sì...) teatri storici come il Lirico. Ricordiamo ancora le parole di Pisapia che, un anno orsono promise: Lirico pronto entro Expo o al massimo entro la fine della legislatura... Stiamo aspettando.

E invece le betoniere hanno lavorato alacremente per rimettere in piedi il catafalco nel bel mezzo del parco, già abituato a essere invaso da iniziative commerciali di varia natura. In questo caso, ovviamente, le spese sono interamente coperte da Fondazione Burri e, come si suol dire, «pecunia non olet». Circa 150mila euro, pare. Ne basterebbero molti meno per migliorare il verde pubblico, ad esempio quello dei Giardini di Porta Venezia, per metà coperti di ghiaia e con l'irrisolto problema topi. Quello della Villa Reale, destinato ad uso esclusivo dei bambini, è ormai bazzicato da chicchessia essendosi volatilizzata da tempo la guardiania. Mamme e tate, siete avvisate. E i giochi per i bimbi? Vecchi decrepiti e fatiscenti. Ma ai bambini, si sa, la fantasia non manca. Vorrà dire che si arrampicheranno sul palcoscenico di Burri, in attesa che si sappia qualcosa sulle sue finalità e prima che diventi l'ennesimo bersaglio dei graffitari.