A teatro la riscossa dei giovani milanesi

Prima di ogni altra cosa Emma, Luca e Teresa sono degli odierni trentenni: cioè persone con lavori precari, affetti transitori, identità fluttuanti. All'indomani della scomparsa del fratello, Emma prende il suo posto nel bilocale in condivisione con Luca. Il rapporto tra coinquilini si fa via via più tortuoso a causa della fidanzata di Luca, Teresa, che accetta con difficoltà la convivenza, e di un agente immobiliare tanto misterioso quanto molesto. Mentre Emma si da alla ricerca del tempo perduto (e soprattutto di un quaderno nero perduto, che non riesce a trovare nella stanza del fratello) Luca e Teresa vanno in cerca di una nuova casa, ma senza troppa convinzione. Si fa sempre più vicina la resa dei conti: prima che con gli altri, con se stessi e con il proprio passato. L'inquilino, il nuovo spettacolo delle compagnie «La danza immobile» e «Piano in bilico», secondo il regista Fabio Cherstich è «un dramma travestito da commedia» nel quale i personaggi rappresentano «uno spaccato di vita generazionale, quella dei trentenni di oggi». Di questa categoria di individui «preoccupati, irrequieti, mai pienamente realizzati», fanno parte anche gli attori, tutti molto bravi, che da oggi al 2 marzo metteranno in scena al Franco Parenti il testo di Fabio Banfo: Corrado Accordino, Silvia Giulia Mendola, Alberto Onofrietti e Cinzia Spanò. Già, i trentenni teatranti milanesi: forse (e auspicabilmente) «non pienamente realizzati», ma in grado di realizzare spettacoli all'insegna di una pienezza debordante, di una saturazione percettiva che oscilla tra il conturbante e l'appagante. È questo il caso degli American blues di Tennessee Williams (in cartellone all'Elfo Puccini fino al 16 febbraio) messi in scena dalla compagnia Phoebe Zeitgeist diretta da Giuseppe Isgrò. Tre brevi atti unici del drammaturgo americano, nella rilettura di Isgrò, si trasformano in farneticazioni grottesche e avvolgenti, in accumuli di sensazioni minacciose aggravate da un'ironia oltre i limiti del parodistico.
Ma è anche il caso di L'insonne, spettacolo della compagnia Lab 121 diretta da Claudio Autelli, tratto da un romanzo di Agota Kristòf (in calendario al CRT - Teatro dell'Arte fino al 23 febbraio). Attraverso una straniante alternanza di ombre e di luci accecanti, di messe a fuoco e siderali lontananze, la pièce ricostruisce le vicende di un uomo lacerato e sradicato almeno quanti i personaggi dei blues di Williams. Ma mentre il tono dello spettacolo di Isgrò è limpidamente delirante, quello di Autelli si avvicina a una sorta di lirismo assoluto. Bravi, e talvolta quasi virtuosistici, gli interpreti di entrambi gli allestimenti.