Teatro in riva al mare, un «Paradiso» per milanesi

Ecco gli spettacoli del festival di Borgio Verezzi: un finale-omaggio per Peppino De Filippo

Vorrà dire qualcosa se a Milano, a Roma, a Napoli, gente di teatro chiede del festival di Borgio Verezzi. Che cosa va in scena, nel borgo che affaccia sul mare ligure del Ponente? Quali spettacoli debuttano lì, prima di affrontare le sfide su piazze metropolitane? Il festival, diretto da Stefano Delfino (che gli ha dato nelle ultime stagioni ancora più autorevolezza), entra nel vivo con gli ultimi tre spettacoli, per la gioia di molti turisti, felici di abbandonare per una sera le vasche in passeggiata tra una gelateria e un bar.

Fino a ieri è andato in scena, in prima nazionale come tutti gli spettacoli della rassegna, «Se devi dire una bugia dilla grossa», di Ray Cooney, con Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti, Paola Quattrini. Una potente macchina di risate, che riprende il cavallo di battaglia - dopo 30 anni - degli astri Dorelli, Quattrini, Guida. «La regia di Luigi Russo - ricorda Delfino nelle sue note - si ispira a quella originale di Pietro Garinei. Fa bene Ramazzotti, anche produttore, a sottolineare che è come avere in mano una cambiale sicura per il pubblico e per i teatri». La vicenda si svolge in un albergo di lusso; corna, battute, equivoci, sorprese gli ingredienti del copione, che la squadra di bravi attori rende sapida pietanza.

Spettacolo dei giorni di Ferragosto (da oggi a venerdì) è «Paradiso», nelle Grotte di Borgio Verezzi, su brani della «Commedia» dantesca, regia di Silvio Eiraldi. Immaginiamo la suggestione del luogo, scelto, come le precedenti tappe del progetto dantesco («Inferno» e «Purgatorio»), per assonanza con gli ambienti del poema immortale. Il Paradiso avrebbe bisogno di chiarità celesti, non di ombre ipogee? Un'attenta preparazione delle Grotte ha superato il problema. Gran finale del Festival, quest'anno all'edizione numero 53, «Non è vero ma ci credo», di Peppino De Filippo, con Enzo Decaro, regia di Leo Muscato e cast di nove attori. Il direttore Delfino, che quest'anno regala agli spettatori un libretto ricco di informazioni, scrive: «Poteva mancare Enzo Decaro a Borgio Verezzi? Abbiamo avuto Lello Arena, che con Massimo Troisi formava La Smorfia, noto trio televisivo. Non poteva mancare Decaro. Rende omaggio a un grande della commedia napoletana come Peppino De Filippo, e pure al figlio Luigi, al quale l'anno scorso assegnammo alla memoria il Premio Veretium». Al centro della pièce, i mirabolanti effetti della superstizione, che aveva (forse ancora ha) in Napoli la capitale mondiale. L'ingranaggio scenico è perfetta armonia di divertimento ed è un atto d'amore del regista Muscato, che proprio alla bottega dei De Filippo (Luigi, per la precisione) mosse i primi passi nel modo del teatro (sul sito www.festivalverezzi.it orari, prezzi dei biglietti e informazioni sugli spettacoli in cartellone).