«Il teatro di Williams senza più censure»

Il regista Arturo Cirillo racconta la sua Maggie: «Qui è una donna sola»

É una questione di franchezza. É questo che, della drammaturgia statunitense, piace ad Arturo Cirillo: «Sono cresciuto al praticantato teatrale di Eduardo, la mia città è un universo imprescindibile spiega il regista de La gatta sul tetto che scotta, classico di Tennesse Williams in cartellone al Teatro Manzoni da questa sera al 28 febbraio ma ciò che negli affreschi domestici di De Filippo emerge attraverso i silenzi, il non detto, nei testi dei grandi drammaturghi americani viene letteralmente sbattuto in faccia al pubblico. Autori come Tennesse Williams sono privi di pudore, buttano sul palcoscenico una quantità di problematiche in modo assolutamente franco e brutale». Non è un caso che, contemporaneamente alla Gatta, Cirillo diriga e interpreti «Chi ha paura di Viriginia Woolf?» di Edward Albee, altra opera di drammaturgia americana costruita sulle dinamiche famigliari. Premio Pulitzer 1955, «La gatta» è la grande scommessa teatrale di Vittoria Puccini, attrice nota sul fronte cinema e fiction tv. Proprio dal suo volto e dalla sua cifra attoriale parte la rilettura del testo di Williams: «Vittoria ha dimostrato coraggio a cimentarsi con un personaggio come quello che fu di Liz Taylor spiega Cirillo Non poteva essere una 'gatta' simile a lei: Vittoria è meno felina, più raffinata e contenuta. La Maggie battagliera e rivoluzionaria del film diventa qui una donna sola contro tutti, sormontata da problemi più grandi di lei». Tra questi, un «matrimonio bianco», vale a dire non consumato, dal marito Brick (interpretato da Vinicio Marchioni), ex sportivo rampollo di una ricca famiglia del Sud dominata da un esondante pater familias (Paolo Musio) inconsapevolmente affetto da una malattia incurabile. Durante una «ultima cena» famigliare, Maggie decide di guardare in faccia la realtà: la distanza di Brick, il suo alcolismo, conseguente al lutto inconsolabile per la perdita dell'amico e compagno di squadra Skipper, nascondono un segreto non ammissibile. «L'omosessualità spiega Cirillo che nel film veniva evocata ma edulcorata, mentre nel testo teatrale è assolutamente evidente». La collocazione della storia non è chiaramente riferita agli Stati Uniti: «Ho smussato i riferimenti geografici aggiunge il regista Ho eliminato la presenza dei bambini e ho trasformato la piantagione di cotone della famiglia in un'azienda». Quanto alla scenografia, conlcude Cirillo, «ho cercato i colori dei quadri di Edward Hopper spiega Cirillo perché sono lo scenario più eloquente della solitudine».FGat