Il tenore Alagna scappa dai fischi della Scala

Dopo otto anni sembrava essere tornata la pace tra la Scala e Roberto Alagna, protagonista di un «gran rifiuto» nel dicembre 2006, quando abbandonò il proscenio per un «buu» di troppo durante il suo «Celeste Aida». Subito volarono gli stracci: il tenore minacciò querele, il teatro di chiamarlo in giudizio. Pereira era recentemente riuscito a ricucire i rapporti ed era già pronta per il tenore francese una «rentrée» con tre impegni da qui al 2016. Ma ieri nuovo colpo di scena: «Troppi fischi dal loggione, rinuncio alle prossime recite. Anzi, non canterò mai più a Milano. Cosa del resto fanno già molti miei colleghi». E il sovrintende ammette: «Pubblico troppo esuberante, effettivamente molti bei nomi non voglio venire temendo agguati, mettendo a serio rischio la qualità del cartellone».

Animale sensibile, il loggionista della Scala. Prima di ogni recita si studia le principali esecuzioni dell'opera in scena per poi accompagnarle, solenne, con il gesto misurato della mano. E se qualcuno, a torto o ragione, sgarra sono guai. Storica la contestazione a Katia Ricciarelli in una Luisa Miller dell'89, cui la soprano avrebbe replicato con un «Dio vi maledica». Nel dicembre 2006 Alagna è Radames in un'«Aida» diretta da Franco Zeffirelli, con Riccardo Chailly sul podio. La prima del 7 va abbastanza bene, grandi applausi e qualche limitata contestazione. Replica tre giorni dopo, Aida si apre con una romanza per nulla facile, appunto «Celeste Aida» che Alagna giura di aver affrontato come meglio non i poteva. E in effetti gli applausi non mancano, ma neppure le contestazioni, più forti del solito. Il cantante prende cappello e se ne va dalla comune. Attimo di gelo, poi dalla stessa quinta esce il tenore sostituto, in maglione e jeans. «Antonello Palombi era già pronto - accusa Alagna - era un agguato» senza però indicarne i mandanti. Il cantante fu sostituito da Walter Fraccaro, mentre le parti minacciavano azioni legali, poi tutto si risolse con un accordo.

Dopo 8 anni, l'arrivo di Alexander Pereira sembrava avesse riportato il sereno tra Scala e Alagna. Già in calendario un «Werther» di Jules Massenet in forma di concerto il 23 e 25 novembre, una ripresa di «Tosca» per giugno e luglio 2015 e una nuova produzione nel 2016. Il tenore però a luglio era tornato a Milano per sentire che aria tirasse, infilandosi in incognito in teatro. Sentendo però che il clima non era cambiato: il pubblico anzi sembrava sempre più «caldo». E così ieri l'annuncio: «Rinuncio, anzi, non metto più piede alla Scala». Pereira si dice rammaricato e preoccupato. «Sto cercando di portare a Milano i migliori cantanti ma molti si rifiutano perché temono le pesanti contestazioni del pubblico. Attenzione, questo rischia di farci perdere i grandi nomi della lirica e abbassare la qualità delle nostre rappresentazioni». Per questo il sovrintendente rinnova l'appello già lanciato al momento del suo arrivo: «Chiedo a chi voglia esprimere un sempre legittimo dissenso dalle scelte artistiche di mantenere forme rispettose degli artisti, del Teatro e degli altri spettatori». Ne va del cartellone.

Commenti

machiavelli1963

Dom, 07/09/2014 - 13:30

Il solito cappone francese, abituato alle platee della rive gauche, che non accetta contestazioni, se vieni fischiato non sei all'altezza, ma in fondo di certi tenori conigli La Scala non ha certo bisogno, e nemmeno di certi sovrintendenti, un brocco spendaccione via l'altro.