Thorimbert, quegli scatti «alla Velázquez»

Il nuovo libro d'artista dell'autore svizzero che indaga il tema della seduzione

Barbara Silbe

Per parlare del nuovo libro di Tony Thorimbert siamo partiti da un dipinto di Velázquez, Las Meninas, che il pittore realizzò nel 1656. E' il ritratto di una bimba di cinque anni - Margherita, l'infanta di Spagna - un gioco di specchi e quinte dove va in scena la vita della corte reale iberica, compreso l'autoritratto sdoppiato del pittore. La divagazione ci porta al lavoro realizzato da un fotografo di moda che decide all'improvviso di volersi occupare di filosofia giocando con lo sguardo e i punti di vista. Alla stessa maniera di Velázquez, appunto. La sua fatica editoriale si intitola Seduction of photography e lui la introduce così: «Volevo rispondere a una domanda che mi facevo da un po': quando eseguo un ritratto, che cosa si vede? Cosa mi succede intorno? Mi interessava indagare come si trasforma la persona, la sua espressione, la postura, i gesti in relazione ai movimenti che compio, al mio sguardo, a quanto vado vicino o mi allontano». A questo punto ci viene da chiederle che cosa sia la seduzione? «E' una promessa dice - che si può anche non mantenere. La seduzione in fotografia è invece la fotografia stessa, è l'atto del fotografare sia per chi lo compie che per chi lo osserva o chi lo subisce come soggetto inquadrato. Alla fine la fotografia è una sublimazione del reale ed è la mia vera musa». Sarebbe uguale se dietro la fotocamera ci fosse una donna? «Penso di sì prosegue - Io metto in discussione lo sguardo maschile soffermandomi sulle dinamiche del potere che la seduzione esercita. Questa potrebbe sembrare una raccolta di ritratti femminili, ma ci si rende conto della mia presenza. Sono vestito in formale completo nero, ho un ruolo in scena e non voglio che si perda il rigore del punto di vista. Sarebbe bello farne una rappresentazione teatrale, perché è un gioco di specchi come per Las Meninas, un cela e svela fatto di emozioni dove gli attori si studiano, si affrontano, rischiano facendosi coinvolgere o decidendo di smettere. Le pagine bianche o nere tra i capitoli sono pause temporali ed emotive, sipari tra le storie. Ho utilizzato una macchina per scattare al soggetto, l'altra su un cavalletto più distante da noi che inquadrava la scena. Entrambe erano collegate a un telecomando che le azionava contemporaneamente. Nell'ultimo set la seconda macchina non c'è più, la fotografia prende sopravvento anche sul meccanismo che avevo inventato». Il libro è un multiplo d'artista in 300 esemplari numerati e firmati.